Marina Addati, la giovane madre di 29 anni accusata di aver tentato di uccidere la figlia di tre anni mettendogli nel biberon droga e sedativi, andrà a processo con giudizio immediato. L'udienza si terrà il prossimo 10 gennaio, e la donna sarà giudicata dai Giudici della Quinta sezione penale. La vicenda era venuta alla luce nel gennaio del 2017, quando la donna era stata arrestata, dopo che la bambina era arrivata in gravissime condizioni all'Ospedale Bambino Gesù alcuni giorni prima. Nel giro di poche ore il terribile sospetto si era trasformato in certezza: la bambina era stata avvelenata dalla madre che aveva messo nel biberon droga e sedativi, in particolare benzodiazepine.

Aveva tentato avvelenare anche la figlia minore.

La giovane – nata a Manaus in Brasile ma residente da tempo a Napoli – ha perso la potestà genitoriale sui tre figli ed è ora detenuta nel carcere di Benevento. Rimane ancora da chiarire se il marito, Simone Marra, fosse a conoscenza di quanto fosse accaduto e sue eventuali responsabilità. La donna inoltre avrebbe tentato di portare a termine il suo proposito due volte, il 4 e il 19 dicembre 2016, e c'è il forte sospetto che avesse tentato di avvelenare anche la figlia minore, ricoverata nel gennaio 2016 in uno ‘stato soporoso' al Santo Bono di Napoli per due volte in pochi giorni.

La donna affetta da problemi psichici.

Secondo quanto emerso finora il progetto della donna, che soffre di problemi psichici, era quello di avvelenare la figlia per rinsaldare il rapporto ormai in crisi con il marito, minacciando l'uomo di togliersi la vita se avesse parlato. Potrebbe soffrire della così detta sindrome di Munchhausen o di Polle, un disturbo che affligge i genitori, nella maggior parte dei casi le madri, e che porta a causare danni fisici ai figli per attirare l'attenzione.