Teatro dell’Opera, nei guai un corista: “Timbrava il cartellino alla moglie”

Mentre il futuro dei lavoratori del Teatro dell'Opera di Roma è appeso a un filo, scoppia il caso del licenziamento di Pasquale Faillaci, artista del coro e Rsa Cgil del teatro. Il corista è stato allontanato due giorni fa perché secondo gli ispettori del teatro avrebbe timbrato il cartellino alla moglie Annamaria De Martino, anche lei corista, e sorella di Catello De Martino, sovrintendente fino allo scorso febbraio. Per gli ispettori l'episodio si sarebbe ripetuto più di una volta durante le rappresentazione alle Terme di Caracalla. Non ci sta però il sindacalista, una delle voci delle proteste contro il piano di risanamento del Teatro, che parla di "ritorsione antisindacale". "Sono stato licenziato – ha aggiunto Faillaci – con la motivazione di provvedimenti disciplinari per dichiarazioni fatte alla stampa".
Intanto nessuna soluzione per il futuro dei lavoratori del Teatro dell'Opera di Roma. Fumata nera questa mattina all'incontro tra i sindacati e il direttore del personale Stefano Bottaro che ha confermato il licenziamento collettivo per coro e orchestra, assente al tavolo di trattativa il sovrintende Costanzi Carlo Fuentes. Rabbia tra i lavoratori in presidio all'esterno del Teatro: "ci aspettavamo di più da Marino e un'amministrazione di centrosinistra dopo la stagione di Alemanno – ci racconta Stefano, artista del coro che abbiamo raggiunto telefonicamente – Senza dubbio i conti in rosso sono drammatici, ma non si è voluta trovare una soluzione puntando il dito contro i supposti privilegi dei lavoratori. Il problema è che manca un'idea per il rilancio della cultura e del teatro, la situazione si poteva governare senza annunciare a mezzo stampa i licenziamenti. I lavoratori sono stati i primi a denunciare i problemi di bilancio con un esposto alla Corte dei Conti, quello che accadeva era sotto gli occhi di tutti".
Nonostante gli scioperi e le proteste, gli attestati di solidarietà e la mobilitazione del mondo della cultura, si va inesorabilmente verso l'esternalizzazione dei musicisti e del coro, così come voluto dalla Fondazione dell'Opera per risparmiare e provare a rilanciare il Teatro dopo una stagione complicata, aggravata dall'addio del Maestro Ettore Muti. La notizia arriva nel giorno in cui la stagione 2013-2014 si conclude con il "Rigoletto" di Verdi, per la regia di Leo Muscato. Al momento lo spettacolo è confermato anche se "potete tutti immaginari con quale spirito oggi andremo in scena, è il nostro lavoro e come sempre lo faremo al meglio".
Per la Legge Bray teatri indebitati che vogliono un sostegno dallo Stato devono presentare un piano di risanamento, altrimenti si va verso la liquidazione. Proprio per questo Ignazio Marino, presidente della Fondazione e da sempre sostenitore della linea dura non ha dubbi: "è la strada giusta". Il risparmio derivato dall'esternalizzazione dei lavoratori sarebbe di 3,5 milioni di euro annui. Con i lavoratori del teatro si schiera invece il capogruppo di Sel in Campidoglio Gianluca Peciola: "auspichiamo un testo unitario con l’obiettivo di salvaguardare i posti di lavoro e rilanciare il Teatro dell’Opera. Torniamo a chiedere che il piano di rientro predisposto dal Sovrintendente Fuortes vada avanti. I gravi errori compiuti nel corso della precedente amministrazione non possono essere pagati dai lavoratori e dalle lavoratrici, sacrificando le maestranze e le professionalità del Teatro"