C'è un quarto indagato nel caso di Serena Mollicone, la studentessa di Arce, trovata morta nel giugno del 2001 in un boschetto di Fontana Cupa (Frosinone). Un carabiniere è stato inserito nel registro degli indagati con l'accusa di aver concorso all'omicidio insieme all'allora maresciallo dell'Arma, Franco Mottola, originario del Casertano, la moglie Anna e il figlio Marco. Davanti agli inquirenti il militare si è avvalso della facoltà di non rispondere.

È l'ultima novità in un cold case che sembrava senza soluzione e che ha visto la riapertura delle indagini solo recentemente, a seguito della superperizia che ha aggiunto importanti elementi al quadro investigativo. L'esame sul corpo di Serena, riesumato per nuovi accertamenti, ha confermato che la lesione sul cranio della ragazza corrisponde alla crepa trovata sulla porta dell'ufficio del maresciallo Mottola nella caserma di Arce. Proprio nella sede dell'Arma Serena era stata vista per l'ultima volta viva, prima di venire trovata tre giorni dopo con polsi e caviglie legati con il fil di ferro, nel bosco di Fontecupa.

Secondo la testimonianza del brigadiere Santino Tuzi, morto nel 2008, secondo la ricostruzione ufficiale, per suicidio, la ragazza sarebbe entrata in Caserma intorno alle 11 del mattino. Qualcuno dall'ufficio del maresciallo gli avrebbe dato ordine di fare salire la ragazza direttamente nella sua stanza. Nella testimonianza resa Tuzi affermò di non potere distinguere se fosse la voce del maresciallo o di suo figlio Marco, oggi titolare di un negozio di giocattoli.

Guglielmo Mollicone, il papà di Serena, ha riferito che la ragazza gli avrebbe rivelato di voler denunciare un presunto giro di droga in paese, in cui sarebbe stato coinvolto proprio il figlio del maresciallo, allora poco più grande di lei. Alla luce degli esiti dei recenti esami medico legali è ipotizzabile che Serena sia stata scaraventata contro la porta, dove avrebbe battuto il capo e solo molte ore dopo, uccisa tramite soffocamento. Appare probabile che la ragazza possa essere stata spostata nella prigione della caserma in attesa di decidere cosa fare di lei e che sia stata legata post mortem per depistare le indagini.