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Sono solo ‘bulli’? Giovani, di buona famiglia e di estrema destra terrorizzavano coetanei

Siamo sicuri che siano solo ‘bulli’? Dietro non c’è nessuna storia di emarginazione, di disagio sociale, nessun copione strappa lacrime a giustificare la violenza e la prepotenza. Sono cinque ragazzini di estrema destra di buona famiglia i protagonisti degli atti di violenza contro i compagni di scuola al liceo Pinturicchio.
A cura di Valerio Renzi
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Siamo sicuri che siano solo ‘bulli'? Dietro non c'è nessuna storia di emarginazione, di disagio sociale, nessun copione strappa lacrime a giustificare la violenza e la prepotenza. I cinque giovani studenti del liceo ‘Pinturicchio' nel quartiere Flaminio a pochi passi da Piazza Mancini, protagonisti di questa storia vengono da una buona famiglia, vivono nei quartieri bene della città, frequentano le zone ‘borghesi' di Roma Nord. Allora perché sono accusati di aver perseguitato due compagni di scuola? Minacciati, vessati, costretti a fumare peli pubici in una sigaretta artigianale. Inseguiti fino a piazza Mancini e lì salvati da un autista fermo al capolinea dell'Atac. Una catena di vessazioni e minacce continue, che alla fine fa scattare il campanello di allarme di alcuni genitori che decidono di intervenire.

Ora esce fuori che non si tratterebbe solo di ‘bulli‘, ma di ragazzi con esplicite simpatie di estrema destra, tanto da coniare la sigla ‘Brigata Roma Nord', e vantare amicizie gruppi neofascisti. E anche se le aggressioni non hanno nessuna matrice politica, la sopraffazione dell'altro, il fascino per la violenza e l'ideologia di estrema destra si mischiano nelle mosse del gruppetto. I cinque ragazzini, denunciati per lesioni, minacce e violenza privata, sono il prodotto della ‘Roma bene' e non delle periferie abbandonate, forse sognano il motorino nuovo e la ‘macchinetta', di poter essere ammessi nei locali di Ponte Milvio dove vanno gli amici più grandi. Mentre aspettano di diventare adulti e di misurarsi in qualche mischia seria in discoteca o per la strada, si allenano a tiranneggiare i compagni di scuola. A dimostrare chi è il più forte, a stabilire gerarchie a suon di pugni, a dimostrare la propria supremazia. Così l'ideologia neofascista calza a pennello ai comportamenti ‘sociali' di questi cinque ragazzini, non è convinzione ideale né militanza, ma probabilmente un scelta istintiva, facile e fatta forse anche per imitazione.

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