Massimiliano Smeriglio è da poco più di un anno sbarcato a Bruxelles come indipendente nelle liste del Partito Democratico, lasciando il posto di vicepresidente della Regione Lazio. Incontriamo Smeriglio nel suo ufficio romano, mentre tenta di tornare all'Europarlamento ma "prendere un volo in questi giorni non è così semplice". Prima di cominciare a parlare di Roma, Europa e da ‘dove deve ripartire la sinistra', mette in chiaro una punto: "Non sto entrando nel PD, l'obiettivo per me è sempre creare una forza politica ecologista e di sinistra degna di questo nome".  La testa a Bruxelles e i piedi ben piantati a Garbatella, Smeriglio da mesi insiste: servono le primarie per Roma, e servono subito.

Appoggia il percorso di Liberare Roma guidato da Amedeo Ciaccheri, minisindaco dell'VIII Municipio che ha conquistato la presidenza dopo aver sbaragliato il PD alle primarie con una lista civica. Il suo dialogo con Carlo Calenda (che accarezza o ha accarezzato l'idea di scendere in campo per il Campidoglio) ha fatto storcere il naso a molti, soprattutto a sinistra, secondo un retroscena (smentito) di alcuni giorni fa il PD avrebbe sondato anche il suo nome in una rosa di possibili concorrenti alle elezioni primarie. Quel che è certo è che all'eurodeputato le sorti del futuro di Roma sono tutt'altro che indifferenti, e su una cosa sicuramente è d'accordo con Nicola Zingaretti: le alleanze con il M5S non sono un tabù, ma nella capitale non ci sono le condizioni.

"Credo a un rapporto strategico con il Movimento 5 Stelle, ma non possiamo fare finta che in questi anni non sia successo niente. Ci sono situazioni cittadine o regionali dove è possibile essere alleati. – spiega – Ci sono poi leggi elettorali come quella per le regionali che facilitano la costruzione di un accordo, costruire un accordo perché se prendi un voto in più vinci. Ma dobbiamo valutare caso per caso. Lo stesso Zingaretti ha definito "‘disastrosa' l'esperienza di governo romana del Movimento 5 Stelle. Ora dobbiamo pensare ad organizzare una coalizione larga dove si possano esprimere esperienze locali, civiche, municipali, perché non si vince con un'alleanza tra partiti in crisi. Ma soprattutto non possiamo fare ‘furbate': io almeno non sono disponibile a fare la campagna elettorale per Virginia Raggi".

Marciare divisi per colpire uniti? Smeriglio non esclude "un accordo di desistenza al secondo turno", sottolineando che il nemico è da un'altra parte: "Centrosinistra e Movimento 5 stelle hanno un nemico comune, e si chiama estrema destra". L'eurodeputato scandisce tre priorità vitali per la città, sulle quali "tutti i candidati dovrebbero firmare un patto per il futuro di Roma, una pax romana su tre punti: risorse, poteri legislativi e l'autonomia dei municipi".

Su questi tre punti Smeriglio spera in un'ampia convergenza, prima di tutto con il Movimento 5 Stelle. "Senza risorse la città non è possibile governarla, perché servono poteri legislativi come ce l'hanno tutte le grandi capitali del mondo e serve il coraggio di dire questa città non si governa dal Campidoglio. Dal Campidoglio si programma il ciclo dei rifiuti, la mobilità, l'urbanistica non solo per la città nei confini del GRA ma dell'area metropolitana. L'ultimo atto, visionario bisogna riconoscerlo, della consiliatura di Francesco Rutelli a gennaio 2001 che istituiva i municipi è rimasto però lettera morta. Servono invece poteri autonomi dei municipi su alcune deleghe come il verde, il decorso di prossimità, i servizi sociali e al cittadino, la cultura che non può essere solo l'evento spot nel centra della città".

Ma per partire manca che a muoversi sia il Partito Democratico, che ha già fatto sapere che Roma non è un tema all'ordine del giorno prima dell'autunno. "Spero che il PD si assuma questa responsabilità essendo l'azionista di maggioranza della coalizione, convocando prima della pausa estiva tutti i soggetti in campo per capire quale può essere il percorso", si augura l'esponente della sinistra romana che intanto ha già iniziato a discutere di come farle queste primarie. "C'è un dialogo positivo, come dimostra il dibattito organizzato alcuni giorni fa da Liberare Roma, a cui hanno partecipato Riccardo Magi dei Radicali, Paolo Ciani di Demos e Monica Cirinnà del Partito Democratico. Ma cosa dobbiamo aspettare? Bisogna fare in fretta e con trasparenza iniziare un percorso".

Chi può partecipare alle primarie? "Chiunque ne abbia voglia. La nostra coalizione deve essere una proposta alla città, non l'alleanza tra il PD che decide e gli altri più piccoli che si accodano. Le primarie, in mancanza di un leader e di un candidato indiscutibile, sono quella formula insufficiente ma che per approssimazione dà la possibilità per scelta ai chi vuole partecipare. Le primarie non sono un terno a lotto ma un modo per accumulare forza, idee, biografie, competenze, non è un giochetto: non serve l'uomo solo al comando, per governare Roma servono 200 persone". E a chi lo accusa di eccessivo attivismo Smeriglio risponde così: "Faccio la mia battaglia, a volte sembra a qualcuno con delle fughe in avanti, ma la mia è una grande preoccupazione: dobbiamo arrivare pronti, perché questa volta se non vinciamo noi, non vince il Movimento 5 Stelle, la città va in mano all'estrema destra. E anche chi è diffidente verso la rappresentanza – movimenti, associazioni, società civile sa benissimo che non è uguale una città governata dai 5 Stelle, dal centrosinistra o una città in mano alla destra di Meloni e Salvini".