Un botta e risposta serrato e senza esclusione di colpi quello andato in scena tra il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti e il Ministro dell'Interno Matteo Salvini. Terreno dello "scontro", ancora una volta, il nuovo decreto sicurezza emanato dal Governo. Nell'ultimo bilancio la Regione Lazio ha stabilito di stanziare 600mila euro per garantire ai soggetti più a rischio – come donne vittime di tratta e famiglie con minori – di non essere esclusi dal circuito dell'accoglienza nonostante la cancellazione del permesso di soggiorno per ragioni umanitarie. In particolare per verrebbe così garantito l'accesso ai servizi sanitari e altri servizi essenziali garantiti dalla residenza, oltre che tutelati da finire in mezzo a una strada i titolari di permesso umanitario più deboli. Solo nella capitale – stime del comune di Roma – sono 15oo le persone che rischiano di finire in mezzo a una strada.

"Mi fa specie l'ignoranza di qualche governatore. Penso a Zingaretti, che parla di assistenza sanitaria: contesta un decreto senza averlo letto e questo mi dispiace. Non vedo l'ora che la Consulta si pronunci, siamo convinti di aver lavorato bene, non viene negato alcun diritto", ha attaccato il leader della Lega. Non si è fatta attendere la risposta di Zingaretti: "Con il decreto sicurezza, con la scadenza del permesso umanitario, il migrante perde la possibilità di accedere in modalità formale e tracciata al servizio sanitario: in altre parole non potrà avere il medico di medicina generale, non potrà fare vaccinazioni, non potrà essere contattato per screening, non potrà essere monitorato nell'evoluzione delle patologie. Potrà esclusivamente recarsi in un pronto soccorso se si troverà in condizioni fisicamente compromesse oppure per avere una prestazione ma in modo inappropriato. Quindi il decreto sicurezza dal punto di vista sanitario e non solo, trasforma le persone in fantasmi".