"Io accordi con voi non ne faccio. È bastato mettere 20 metri di nastro e avete levato la scritta, che facciamo, ne mettiamo 50 e sgomberate l'immobile?". È un botta e risposta serrato quello che si è avuto ieri tra la sindaca Virginia Raggi, accorsa in via Napoleone III per controllare la rimozione della scritta ‘CasaPound' sulla facciata dello stabile, e il vicepresidente di CasaPound Italia, Andrea Antonini. "Lei è vicina alle occupazioni rosse", la accusano i militanti di estrema destra. "Liberate l'immobile – dice Raggi, sorridendo – E poi entreremo tutti a vedere com'è questo palazzo. Faremo anche dei filmati". "Non entrerete mai qui senza di noi". "Io sono anni che mi occupo di emergenza abitativa – continua Antonini – Si può occupare se si è in condizioni di indigenza". Secondo quanto riportato da alcune inchieste pubblicate negli ultimi mesi, nell'elenco degli occupanti non ci sarebbero situazioni critiche: molte persone che hanno la residenza nel palazzo di CasaPound, infatti, avrebbero un lavoro stabile e percepirebbero redditi dignitosi. Durante la discussione i toni si scaldano al punto che, quando Antonini spiega alla sindaca che riceverà sorprese molto più grandi di quelle che si aspetta, lei gli chiede con aria di sfida se la sua è una minaccia.

La sindaca Raggi e lo sgombero di CasaPound

Solo qualche giorno fa la sindaca è andata insieme alla Polizia locale a notificare ai militanti di estrema destra il verbale di richiesta di rimozione della scritta. "Avete dieci giorni di tempo", ha dichiarato in diretta dallo stabile di via Napoleone III. E ieri, i militanti, hanno tolto le lettere. "È solo l'inizio. Ora l'immobile deve essere sgomberato e restituito alle famiglie che ne hanno davvero diritto". Quella di Virginia Raggi contro CasaPound è stata una vera e propria crociata, iniziata qualche mese fa dopo la mozione presentata in consiglio comunale dai consiglieri del Pd e votata con l'appoggio del M5s. Nonostante l'occupazione di estrema destra non sia nella lista stilata dal Viminale dei 22 stabili da sgomberare nell'immediato, Raggi ha sempre richiesto che il palazzo di via Napoleone III fosse liberato dai militanti.