"Il caporalato è una realtà drammatica che esiste anche a Roma e provincia" ha detto Giuseppe Cappucci, segretario regionale della Flai- Cgil, contattato da Fanpage sulla vicenda portata alla luce dai carabinieri di Valmontone a Colleferro. I militari hanno arrestato un 46enne bengalese ritenuto responsabile di aver reclutato e sfruttato quattro suoi connazionali, obbligandoli a lavorare nei campi fino a undici ore al giorno, senza riposo settimanale e con una paga di venti euro.

Il caporalato è una realtà conosciuta nella provincia di Latina, oggi la scopriamo anche a Roma…

Esistono anche nella Capitale, come nel resto del Lazio, condizioni tragiche, in cui le persone sono costrette in schiavitù. La vicenda accaduta a Colleferro, alle porte di Roma, ci ha sorpresi, perché quella zona non può essere definita un'area agricola. Il fenomeno nel caporalato lo stiamo ritrovando in tutte le province e in tutte le regioni.

Quali sono le misure messe in atto per contrastare il fenomeno?

L'8 gennaio abbiamo sottoscritto con il presidente Nicola Zingaretti un protocollo regionale a Latina, per una sperimentazione che partirà da questa provincia. L'accordo ha un carattere regionale e prende di mira non solo il caporalato, ma anche il grave sfruttamento in agricoltura, delineato dalla legge 199 del 2016. Per contrastare il fenomeno è necessaria un'azione di vigilanza più estesa e più concreta. Il protocollo ha tra gli obiettivi quello di provvedere, attraverso delle convenzioni, al trasporto dei lavoratori, che è uno degli elementi attraverso i quali i caporali mettono in atto l'intermediazione illecita di mano d'opera e mettere in condizione i centri dell'impiego di poter essere i punti veri e reali dell'intermediazione lecita, attraverso le liste di prenotazione.

È interessante fare una riflessione sulla nazionalità dell'arrestato…

Negli anni c'è stato un cambiamento etnico non soltanto fra i braccianti ma anche tra i caporali. Il 46enne, destinatario di un'ordinanza di custodia cautelare, infatti, probabilmente conosceva la lingua italiana e faceva da tramite con i datori di lavoro. L'ultimo arresto che c'è stato questa estate a Latina riguardava un indiano che sfruttava suoi connazionali, costringendoli a condizioni di vita d'alloggio, di lavoro di semi schiavitù. Il fenomeno si sta concretizzando in questa maniera.

Le condizioni in cui vivono i braccianti sfruttati sono spesso disumane, cosa li spinge a restare?

Gli sfruttatori fanno perno sullo stato di necessità in cui si trovano queste persone bisognose. I caporali sanno benissimo che esiste una fascia di lavoratori immigrati, anche con regolare permesso di soggiorno, che non trovano occupazione che sono costretti a lavorare anche in condizioni ‘estreme' per assicurarsi un minimo di rendita e per mantenersi il permesso di soggiorno. È una battaglia lunga e complessa che combattiamo da tantissimi anni ma che non abbiamo ancora concluso.