"O i privati riqualificano, o sarà esproprio". Così la sindaca Virginia Raggi in conferenza stampa ieri al Campidoglio durante la presentazione del progetto di riqualifica di San Lorenzo a Roma. Insieme a lei, la presidente del II municipio Francesca Del Bello e l'assessore Luca Montuori. Un piano per ridare vita a via dei Lucani, la strada dove è stata uccisa Desirée Mariottini, ricca di stabili di proprietà privata abbandonati e vuoti da anni. "Abbiamo cominciato a ragionare sul fatto che la proprietà privata, e ce lo dice anche la nostra Costituzione, non può consentire al privato di operare senza limiti o di abbandonare completamente i luoghi che si trovano all’interno di un’area in cui le persone vivono e vogliono che non siano insicuri". Insomma, l'interesse collettivo dovrebbe tornare a prevalere su quello privato. Niente più stabili vuoti e abbandonati, almeno nelle intenzioni, e servizi per la cittadinanza prima dei profitti. In caso contrario, il Comune di Roma esproprierà i terreni e li destinerà a verde e servizi pubblici.

San Lorenzo, l'aumento dell'apparato securitario non è la soluzione

Subito dopo il brutale femminicidio di Desirée Mariottini, la ragazza di 16 anni stuprata e uccisa in uno stabile abbandonato in via dei Lucani, sono state aumentate le forze dell'ordine di pattuglia a San Lorenzo. Insieme a questo, è stata varata un'ordinanza anti-alcol che impedisce alle persone di bere in strada dopo le 21. L'aumento dell'apparato securitario nel quartiere ha fatto sì però che a farne le spese fossero soprattutto le piccole associazioni e i commercianti storici, colpiti sia da una pioggia di multe sia dalla crescente desertificazione del quartiere. Il progetto di riqualifica di San Lorenzo presentato ieri in conferenza stampa vuole però andare in un'altra direzione. Una direzione che non comporti solo la mera – e insufficiente – militarizzazione del territorio. "Vogliamo così evitare di dare una risposta solo di pancia che ha sì portato, come può testimoniare anche la presidente Del Bello, a una riduzione degli episodi particolarmente violenti ma ha anche iniziato a desertificare il quartiere", ha detto la sindaca Raggi.

"Felici delle dichiarazioni, ma continueremo a tenere occhi aperti"

"Siamo soddisfatti di quanto è stato detto in conferenza stampa ieri, ma continueremo a vigilare e a tenere gli occhi bene aperti – dice Alessandro Torti, della Libera Repubblica di San Lorenzo – Finalmente è stato riconosciuto pubblicamente che San Lorenzo non è un quartiere degradato, ma un posto ricco di esperienze e attività messe in campo tutti i giorni dagli abitanti, dalle associazioni e dagli spazi sociali che sono presenti da tempo sul territorio. Ricordiamo però che molti di quegli stessi spazi sociali – chiamati un po' impropriamente ‘realtà creative' – che ieri sono stati riconosciuti in conferenza stampa, sono sotto sgombero da parte del Comune stesso e che ancora non è trovata una soluzione che li tuteli. Cosa che invece è necessaria per preservare la ricchezza di San Lorenzo". Uno di questi spazi sociali è Communia: si trova proprio in via dei Lucani ed è stato occupato qualche anno fa da ragazzi e ragazzi. Da allora ogni giorno vengono organizzati dibattiti, presentazioni di libri. C'è un'aula studio frequentata dagli studenti e una sartoria gestita da migranti. "Communia è uno spazio strappato al degrado e che viene animato tutti i giorni da decine di ragazzi e ragazze – racconta Silvio Paone, della Libera Repubblica di San Lorenzo – Se non fosse stato occupato, sarebbe stato l'ennesimo stabile vuoto in quella via. Siamo contenti di quanto detto dalla sindaca Raggi in conferenza stampa: il fatto che l'interesse della collettività viene prima di quello privato e che si faranno consultazioni sul territorio sono dei concetti importanti che non si sentivano da anni a Roma. Adesso però stiamo ancora ragionando a scatola chiusa e bisogna vedere concretamente cosa succederà nei prossimi mesi. Quello che crediamo però, è che le istituzioni pubbliche debbano avere davvero il coraggio di imporre delle clausole ai privati, e che debbano farsi garanti della continuità di esperienze come Communia".