Manca poco meno di un anno e il tempo stringe: il centrodestra deve trovare un candidato sindaco per riconquistare il Campidoglio. Per Fratelli d'Italia, in vertiginosa salita nei sondaggi, non ci sta dubbio: è una scelta che spetta alla destra romana, da sempre traino di qualsiasi vittoria nella Capitale per il centrodestra. Ma Matteo Salvini non ci sta a far decidere tutto al partito di Giorgia Meloni, non solo perché con i continui attacchi alla Raggi, i blitz e le passeggiate ha messo la questione romana nella top ten delle sue priorità, ma soprattutto perché dalla vittoria e da un ottimo risultato della Lega a Roma passa il consolidamento della sua leadership.

Salvini cerca un candidato che sappia parlare con i ceti medi, i professionisti, i costruttori. A rappresentare lo scontento delle periferie si basta da solo, quello che gli serve è un uomo (o una donna), che sappia aprire le porte che finora sono rimaste chiuse nella capitale. Ha telefonato all'ex ministro degli Esteri Franco Frattini, ma il diretto interessato non sarebbe interessato, mentre il nome fatto più volte di Giulia Bongiorno non sarebbe mai stato davvero preso in considerazione. Una partita che il leader della Lega sta giocando in prima persona: sondando, telefonando, proponendo incontri riservati.

Dall'altra parte è già ai blocchi di partenza Fabio Rampelli. Sessant'anni, una vita spesa nella militanza a destra, politico esperto è arrivato alla carica di vicepresidente del Senato dopo aver esperito tutto il corsus honorum: dirigente del Fronte della Gioventù, consigliere comunale a Roma e poi due mandati alla Regione Lazio, nel 2005 sbarca in parlamento. Non è un segreto che coronare una lunga carriera politica governando la sua città è un sogno nel cassetto.

Ai tempi di Alleanza Nazionale la sua corrente erano i Gabbiani, un gruppo di militanti e dirigenti il cui punto di riferimento è stato a lungo la storica sede di Colle Oppio del Movimento Sociale. Una corrente chiamata così per i manifesti affissi in tutta Roma in occasione del ricordo dei "camerati caduti" o di altre ricorrenze, con la sagoma di un gabbiano stilizzato su uno sfondo verde acqua.

Un gruppo che non si è mai sciolto passando da AN al PDL e poi a Fratelli d'Italia, sempre tenendo la barra a destra e puntando sul radicamento in alcuni settori e quartieri della città, conducendo una battaglia senza esclusioni di colpi con l'altra corrente che viene dalla destra sociale, quella di Andrea Augello e Vincenzo Piso. Questi, passati per il sostegno ad Alfio Marchini e per l'adesione a diverse formazioni centriste, sono infine per la maggior parte tornati a casa rientrando nel partito di Giorgia Meloni da cui erano stati estromessi dai Gabbiani. Ma questa volta non saranno loro a dare le carte, il mazzo lo ha in mano Rampelli.

Ma gli alleati sovranisti non sono convinti che il suo sia il nome giusto. "Fabio Rampelli è un politico di razza, uno di quelli che non ha mai smesso di essere prima di tutto un militante, un uomo del popolo, ma è troppo identitario. Con lui rischiamo di perdere se il centrosinistra schiera un nome forte", confida un dirigente della Lega di Roma.