Roma, sequestrati 40 milioni di beni a imprenditore: “Valori ‘ndrangheta scelta di vita”

Maxi sequestro delle fiamme gialle ai danni di un imprenditore di origini calabresi, Pasquale Capano, ma residente da tempo nella Capitale. L'uomo, ritenuto vicino alla cosca di ‘ndrangheta dei Muto di Cetraro, ha visto portarsi via beni per circa 40 milioni di euro grazie all'azione del Nucleo di Polizia Tributaria, indagini che aveva già portato all'arresto dell'uomo e di sua moglie.
Nell'ambito dell'inchiesta è stata trovata una lettere inviata ad un altro noto pregiudicato, nel quale l'imprenditore spiegava come la sua affiliazione alla cosca non fosse solo una questione di affari, ma una vera e propria scelta di vita. L'uomo predicava infatti nella missiva di rispettare il codice mafioso della ‘ndrangheta: "La prima cosa che mi è stata spiegata nelle prime frequentazioni di alcuni ambienti è stata la differenza fra concetto di amicizia e fratellanza – scrive Capano – infatti l'amicizia è espressione di una frequentazione abituale, la fratellanza rappresenta un "legame". E' proprio su questo principio che è stato concepito il "rituale iniziatico" di accettazione ed ingresso nella "sacra famiglia e onorata società", radicato nella storia antica della nostra terra d'origine".
La lettera con i "valori" della ‘ndrangheta
E ancora spiega Capano nella sua lettera, che rappresenta una breve summa di "etica" ‘ndranghetista: "Si entrava a far parte della società attraverso un atto definitivo che stabiliva il legame di fratellanza, tutto questo perché era stato considerato unico vero meccanismo nel comportamento umano che evitava atti di tradimento… il tempo infatti ha dato ragione agli uomini d'onore di una volta, che consideravano l'onorata società pari alla sacra famiglia, di conseguenza non come opportunità ma come scelta di vita che imponeva "regole" basate su tali principi".
I rapporti con la Magliana e i Casamonica
Secondo gli inquirenti, in virtù dei sui rapporti "di peso" con la mafia calabrese e la disponibilità economica, Capano sarebbe stato in modo di muoversi in maniera disinvolta nel panorama criminale romano, intrattenendo rapporti con il cassiere della Banda della Magliana Enrico Nicoletti, con cui è stato indagato per usura, estorsioni e truffe, ma anche con Luciano Casamonica, con cui intratteneva rapporti criminali.
I beni sequestrati
Nell'inventario dei beni sequestrati tra Lazio, Calabria, Campania, Sardegna e Lombardia si trovano 62 unità immobiliari, abitazioni e terreni, tra cui anche circoli ricreativi sportivi, ville con piscina tra abitazioni e terreni. Ci sono poi 6 autovetture, tra cui due Ferrari e due Suv Hummer, ma anche un aliscafo e quattro società commerciali.