Roberto Morassut ricopre il ruolo di sottosegretario all'Ambiente, anche da parlamentare del Partito Democratico non ha mai smesso di occuparsi dei problemi di Roma. Cinquantasei anni, è stato uno dei protagonisti della stagione di governo di centrosinistra nella capitale di Francesco Rutelli e Walter Veltroni. Un'epoca che sembra ormai lontanissima, e su cui i giudizi non potrebbero che essere più distanti. Per alcuni l'età d'oro della città dopo la quale è iniziato il declino, per altri proprio le scelte di quella stagione hanno messo le basi per l'attuale disastro della città. Oggi, che la discussione sul futuro della città entra nel vivo soprattutto nel campo del centrosinistra, non vuole rinunciare a dire la sua.

Per Morassut "si parla troppo del metodo e troppo poco di contenuti", perché va bene le primarie ma non bastano se non ci stanno contenuti e idee forti. "C'è bisogno del ritorno della politica a Roma. – spiega – Serve una proposta politica che vada oltre i partiti tradizionale, che sia in grado di rappresentare il tessuto civico che si muove in questa città. Per questo ho parlato di un ‘riformismo civico', di una proposta politica forte che si appoggi su un'ampia rete popolare". Per l'esponente dem c'è bisogno di "andare oltre il comitatismo", che è l'idea che basta "allargare genericamente la base coinvolta per risolvere i problemi, fermandosi invece al metodo", e allo stesso tempo "uscire dall'idea che la città possa essere governata come un consiglio d'amministrazione" che serva "un manager, magari autoritario", per risolvere i problemi con piglio decisionista. Serve allargare alla città e servono le competenze al centrosinistra per vincere, ma senza una proposta politica forte a guidare l'azione di chi si candida a governa la città tutto rischia di essere insufficiente.

Un monito quello di Morassut rivolto prima di tutto al Partito Democratico. E alla domanda se sia interessato alla partecipazione alle primarie spiega: "Il centrosinistra ha tante risorse per fortuna, una classe dirigente ampia e fatta di persone di varie generazioni. Ma prima di scegliere il sindaco serve entrare nella discussione politica, ma vedo una certa mancanza di idee". "Quando nel 2016 mi sono candidato alle primarie l'ho fatto contro tutto il Partito Democratico e il Governo perché avevo delle posizioni dissonanti con il mio partito – continua – Questa volta non ho motivi per fare le primarie, potrei farlo solo nel caso in cui trovassi conforto nella scelta di tutto il gruppo dirigente nazionale. Continuerò però occuparmi della Capitale, ma solo per passione: non ho l'ossessione del tweet, mi piace lavorare sulle idee. Insomma non ho ‘nessuna fregola', come si dice a Roma".

E a proposito di Roma, da tempo Morassut è impegnato nell'immaginare una radicale riforma della governance della città, che dia alla capitale i poteri di una regione. Una riforma dell'ordinamento democratico "per affrontare le sfide di una città globale". Un esempio su tutti: "Il movimento del mercato nel campo della trasformazione urbana è completamente cambiato in questi dieci anni. Parlare dei vecchi costruttori e dei vecchi palazzinari risulta antiquato. A Roma agiscono operatori finanziari di scala mondiale che realizzano anche importanti affari senza restituire nulla alla città". Il rischio è che senza autonomia fiscale e capacità legislativa, chiunque si troverà a governare la città potrà solo amministrare il disastro dell'esistente. Poi c'è il tema del rapporto tra l'Europa e la città, perché "Roma deve poter connettersi direttamente con i programmi europei, attraendo fondi e nuove idee":