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Rioccupato e sgomberato in poche ore il Teatro Valle

Gli artisti e gli attivisti che hanno animato l’esperienza del Teatro Valle Occupato sono tornati sulla scena, rientrando nella sala che avevano lasciato nell’estate del 2014 dopo un estenuante tira e molla per non arrivare allo sgombero. “Tante promesse ma nulla di concreto”, dicono, così sono tornati ad occupare irrompendo nella corsa verso il ballottaggio.
A cura di Valerio Renzi
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Aggiornamento ore 17.00: quando in via Sant'Andrea della Valle è tornata la normalità, arriva il commento di uno dei due sfidanti al ballottaggio, chiamati in causa per tutta la mattina. Così Roberto Giachetti: "Quello che si deve fare con il teatro Valle l'ho già detto. L'unica cosa che dico è che quello che si deve fare non si risolve con le occupazioni, nel senso che c'era un accordo arrivato a chiusura, e che era stato concordato con gli occupanti di allora. Siamo arrivati quindi a una conclusione, è vero che ci abbiamo messo un po' di tempo ma questa purtroppo è la burocrazia, ma lì la soluzione c'era". Sulla vicenda è intervenuta anche la ormai ex candidata a sindaco, terza classificata al primo turno, Giorgia Meloni, che così ha commentato la rioccupazione lampo: "Oggi hanno rioccupato il Teatro Valle perché sanno che chiunque vincerà le elezioni chiuderà un occhio. Il nuovo sindaco di Roma si impegni a rimettere il Teatro nella disponibilità della città e non dei figli di papà radical chic".

Aggiornamento ore 15.00: inutile ogni tentativo di mediazione per far svolgere anche un'assemblea all'interno del Teatro. Le forze dell'ordine, in assetto antisommossa sono intervenute e hanno sgomberato il teatro. Identificati alcuni attivisti. Qualche momento di tensione ma nessun incidente: "A fine conferenza stampa avremmo voluto trovare un momento d'incontro cittadino per riaprire la questione delle politiche culturali dopo quasi due anni di totale assenza di un dibattito. Nessuno voleva chiudersi dentro il teatro. Nostra intenzione era riaprire simbolicamente questo spazio ed eravamo disponibili a fare l'assemblea all'esterno del teatro per poi raggiungere il pride. Abbiamo avuto conferma che la risposta è stata repressiva, violenta, e non dialettica. Evidentemente luoghi come questo fanno paura. Da qui rilanciamo subito la necessità di rivederci al più presto".

Aggiornamento ore 13.00: potrebbe durare meno del previsto la rioccupazione del Teatro Valle. Via Sant'Andrea della Valle è stata chiusa da camionette e uomini della guardia di finanza che impediscono l'accesso a tutti tranne alla stampa. All'ingresso della sala polizia e Digos, mentre all'interno si sta svolgendo una conferenza stampa. Gli occupanti stanno chiedendo ai candidati al ballottaggio Virginia Raggi e Roberto Giachetti di prendere posizione sul futuro del teatro e di riprendere il dialogo con attivisti e artisti.

Sono tornati, gli artisti e gli attivisti del Teatro Valle sono tornati sulla scena, riaprendo la sala al centro di Roma per anni simbolo delle battaglie per i beni comuni e per gli spazi culturali. Dopo aver lasciato il teatro nell'estate del 2013, al termine di un estenuante tira e molla con l'allora amministrazione di Ignazio Marino, oggi sono tornati ad occupare. Il percorso per la riapertura della storica sala del 1600 sono fermi, i lavori di ristrutturazione mai iniziati, il confronto tra la Fondazione Teatro Valle Bene Comune e le istituzioni al palo. Così hanno deciso di riprendere la loro battaglia irrompendo nella sfida verso il ballottaggio.

Un tweet alle 11.02 rimbalza per la rete. Un messaggio semplice: "Riaperto il Teatro Valle, tutte e tutti qui". E parte il tam tam per sostenere la mobilitazione, ancora non si sa se solo dimostrativa. E subito si riaccende la fantasia di chi nella sala ha passato notti e giornate intere: provando, suonando, recitando, guardando uno spettacolo, ascoltando un concerto, discutendo di beni comuni e del futuro della cultura a Roma e in Italia. E la sala è esattamente come due anni fa, non è cambiato assolutamente nulla: addirittura al suo posto la lavagna di fogli bianchi con l'ordine del giorno dell'ultima assemblea. Alle 12.00 indetta una conferenza stampo, a seguire subito dopo un'assemblea per decidere il da farsi.

"Da 669 giorni e 669 notti il Teatro Valle è chiuso. – si legge in una nota – Per il restauro non esiste ancora un progetto. I fondi non sono mai arrivati, i lavori non sono cominciati, la manutenzione non è stata fatta. Qui dove si sono sperimentate forme di partecipazione viva, da due anni il buio in sala non annuncia nessuna apertura di sipario".

"A Roma le politiche culturali e la progettualità artistica non sono mai state così disastrose. – prosegue il comunicato diffuso subito dopo la rioccupazione La volontà dell’amministrazione, e della sua successiva gestione commissariata, è stata quella di chiudere spazi piuttosto che aprirne di nuovi. Spazi fisici, ma anche spazi per sperimentare, partecipare, autogestire. O anche solamente per respirare.Roma è stata la cavia del governo Renzi: la retorica del bando e la consuetudine delle nomine dall’alto sono strumenti di istituzioni che funzionano come soggetto privato, riproducendo modelli di gestione distanti e fallimentari, se non corrotti. Anche in questa campagna elettorale la cultura non è stato un tema di discussione, a dimostrare che non si profilano alternative rispetto alle politiche vigenti".

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