Sono spariti, rimossi durante la notte, i cinquanta manifesti choc contro l'aborto affissi a Roma dall'associazione pro-life "CitizenGo", che nei giorni scorsi avevano suscitato ferventi polemiche, a livello nazionale, sia tra la classe politica che tra i cittadini. "L'aborto è la prima causa di femminicidio nel mondo" recitavano i manifesti, con l'hashtag stop aborto. Nella giornata di ieri, Roma Capitale aveva presentato una diffida contro la società concessionaria degli spazi pubblicitari per la rimozione dei manifesti in quanto questi violavano il regolamento della Capitale sulla pubblicità nel quale viene espressamente detto che è "vietata l’esposizione pubblicitaria il cui contenuto sia lesivo del rispetto delle libertà individuali, dei diritti civili".

Immediata la reazione dell'associazione, che ha subito parlato di "censura". Filippo Savarese, di "CitizenGo", ha così commentato: "La censura politica del Comune di Roma è un attacco senza precedenti alla libertà di espressione di chi difende la vita dal concepimento alla morte naturale. Di fatto, si dice che oggi non è lecito fare campagne contro l’aborto a Roma, a pena di sanzioni amministrative. È una violazione delle libertà costituzionali inaudita, che dimostra l’esistenza di un regime di pensiero sui temi bioetici che non tollera diversità di vedute. Rilanciamo con una nuova campagna contro l’aborto: lo slogan della nuova campagna è ‘I diritti civili nascono nel grembo materno’. Non è possibile rivendicare nessun diritto civile, vero o presunto, se prima non si riconosce il diritto alla vita di tutti contro l’ideologia abortista".

Soddisfazione per la rimozione dei manifesti è stata invece espressa da "Nonunadimeno", il movimento che difende i diritti delle donne, promotrice di un flash-mob mirato proprio a rimuovere i manifesti. Sul sui profilo Twitter, l'associazione ha pubblicato un video del flash-mob e ha scritto: "Se non ci pensa Virginia Raggi ci pensano le donne. Roma pulita è più bella! Rimossi i cartelloni anti-abortisti".