"Sono convinta che la scuola sia il mezzo per combattere le discriminazioni perché è qui che si formano le coscienze. Mi dispiacerebbe venire a sapere che sono stata licenziata perché sono una donna transessuale". A parlare è Giovanna Cristina Vivinetto, la professoressa licenziata dall'Istituto paritario Kennedy di Roma dopo poco più di due settimane d'insegnamento. Giovanna è l'unica a essere stata allontanata dal corpo docente: dopo aver preso tre giorni di malattia è stata convocata dalla preside che le ha comunicato il provvedimento. Diverse le motivazioni, alcune delle quali in contrasto tra loro. Le ha detto che il suo metodo d'insegnamento non andava bene, che era indietro col programma e poi che spiegava troppo velocemente. Che era troppo scrittrice e divagava quando spiegava, e che era troppo incerta. "Io posso essere anche una pessima docente – ha spiegato Cristina – Ma com'è possibile che lo abbiano deciso dopo sole due settimane e dopo pochissime lezioni? Un'insegnante si valuta alla fine dell'anno scolastico, quando ha finito il programma e le interrogazioni".

La preside ha spiegato a Giovanna che, durante la sua assenza, i ragazzi ‘hanno preso coraggio' e ‘sono andati a lamentarsi'. Eppure proprio gli studenti che avrebbero chiesto di cacciarla le hanno invaso il telefono di messaggi di solidarietà. Fanpage.it ha contattato l'Istituto Kennedy, che non ha voluto rilasciare interviste e ha risposto tramite una nota stampa in cui ribadisce la legittimità del licenziamento. Quest'ultimo è stato effettuato secondo termini di legge, ma sono molte le persone che dubitano delle reali motivazioni. E c'è chi avanza l'ipotesi che qualche genitore si sia andato a lamentare per la transessualità di Giovanna e ne abbia chiesto l'allontanamento. Anche perché, dopo averle dato il preavviso, la preside le ha detto di non rimettere più piede a scuola. L'avrebbero pagata, ma non doveva entrare più nelle classi. Una discriminazione? Non si può dire con certezza. Ma il sospetto aleggia fortemente su questa storia.