"Il 28 novembre faremo un incontro a Roma per presentare la nostra idea di città. Il candidato sindaco? Abbiamo una mezza idea, penso a un uomo…serve un uomo o una donna con due palle così". Che il linguaggio di Matteo Salvini non sia molto ‘aulico' è cosa risaputa. L'ex ministro dell'Interno tendenzialmente si rivolge al pubblico con parole e frasi che spesso ci aspetteremo dal classico zio un po' sopra le righe alla cena di Natale, oppure dal signore brontolone che alla fermata dell'autobus dispensa perle che nessuno ha richiesto. E se già questo non fa onore a un rappresentante delle istituzioni, ancora meno lo è il linguaggio e l'atteggiamento che usa verso le donne. Negli ultimi mesi il suo pallino non sono più le ragazze che vanno alle manifestazioni e che espone al pubblico ludibrio sui social pubblicando foto che sono commentate (e insultate) da milioni di persone, ma la sindaca Virginia Raggi. E se è lecito criticare la prima cittadina sul piano politico, non lo è denigrarla perché donna.

Matteo Salvini chiama Raggi "signora" e non sindaca, poi la invita a "fare altro nella vita". Anzi che non le abbia detto di stare a casa a badare alla famiglia senza immischiarsi nella politica, a quello non è ancora arrivato. Dire che a Roma "serve un uomo o una donna con due palle così" vuol dire una cosa precisa: a Roma serve un politico autoritario, che sappia portare i calzoni a casa propria. E il punto non è che Salvini abbia detto una ‘parolaccia' (non siamo così bacchettoni) ma che strizzi solo l'occhio a un modo di pensare la politica in cui le donne, e in generale la femminilità, vengono ancora percepite come delle intruse. Questo mentre in tutto il mondo milioni di donne occupano le piazze non solo per rivendicare i loro sacrosanti diritti, ma per farla finita con una politica e un potere declinato tutto al maschile. Quindi va bene anche un sindaco con la gonna per la Lega, basta che si comporti come un uomo "con due palle così". Chissà che sindaco ha in mente. Forse uno che per risolvere la questione Ama si affidi al "sacro cuore immacolato di Maria". E alle palle, si capisce.