Dalle rapine agli omicidi, i reati diminuiscono in tutta Italia. Se però i furti, le aggressioni e le sparatorie sono in calo, non lo sono i crimini contro le donne. Questi ultimi hanno invece subito un aumento drammatico diventando – più che un'emergenza – un problema strutturale nel nostro paese. Secondo quanto riportato dal Rapporto Eures 2019, ogni 17 minuti in Italia una donna è vittima di violenza. Maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale, stalking e femminicidi: e se si considerassero anche le percosse e le lesioni dolose, i minuti sarebbero molti di meno. Dati drammatici, che non producono però un discorso pubblico adeguato alla situazione né tanto meno politiche pubbliche all'altezza.

È il nucleo familiare il luogo dove si verificano il maggior numero di reati

La quasi totalità dei reati avviene all'interno del nucleo familiare: la maggior parte sono perpetrati da mariti, fidanzati e conviventi. I motivi? Quasi sempre possesso e gelosia morbosa. I dati che documentano questa drammatica situazione attestano come la cultura machista e patriarcale sia ben lontana dall'essere sradicata in Italia: la strada da fare è ancora molta, soprattutto se si considera che quelli Eures sono dati ricavati dalle denunce. E  sono molte le donne che subiscono violenza che non si rivolgono alle forze dell'ordine.

A Roma record di femminicidi

La regione Lazio è al quarto posto per numero di donne uccise nel 2018, mentre Roma primeggia come città con nove femminicidi avvenuti solo lo scorso anno. La situazione non è migliore nemmeno per quanto riguarda gli altri reati: nel Lazio le denunce per maltrattamenti in famiglia sono aumentate del 42,9% rispetto al 2014: 1.880 nel 2018, rispetto alle 1.316 del 2014 e alle 1.648 del 2017. Drammatici anche i numeri delle violenze sessuali: nove denunce ogni 100mila residenti solo nel Lazio.

Roma la città che odia le donne e vuole chiudere gli spazi femministi

Alcune donne denunciano i compagni violenti e fuggono, altre rimangono con loro. Perché? I motivi sono molti, e non sono mai banali. Paura per la propria incolumità, per quella dei figli e dipendenza economica, sono tra i più diffusi. Ogni situazione è diversa e andrebbe affrontata con la massima cura. Roma però, non brilla dal punto di vista del supporto alle donne vittime di violenza: basti pensare che secondo la Convenzione di Istanbul – ratificata dall'Italia – ogni Regione deve avere una casa rifugio ogni 10mila abitanti. La capitale, con i suoi tre milioni di abitanti, dovrebbe mettere a disposizione 300 posti. Invece ce ne sono solo 25, un numero decisamente irrisorio. E se all'amministrazione capitolina va dato atto di aver aperto nuovi centri antiviolenza, bisogna però anche chiederle come intende aiutare concretamente le donne che si rivolgono alle sue strutture. A discapito delle belle parole spese, ci troviamo con la prima sindaca donna che vuole chiudere due dei luoghi che più hanno aiutato le donne in questi anni: Lucha y Siesta e la Casa Internazionale delle Donne. A nulla sembrano servire le mobilitazioni dei cittadini, gli appelli delle attiviste, e del mondo della cultura: il M5s va avanti come un caterpillar, senza ascoltare nessuno e soprattutto quelle donne che dice di voler aiutare.