La casa di cura San Raffaele di Rocca di Papa
in foto: La casa di cura San Raffaele di Rocca di Papa

Ora a indagare su cosa è accaduto nell'Rsa San Raffaele di Rocca di Papa è arrivata la Procura di Velletri che ieri ha aperto un'indagine. Tra le ipotesi di reato quella più grave è quella di omicidio colposo. Con 5 morti e 138 contagiati, è uno dei focolai di coronavirus più gravi nel Lazio e uno dei casi più lampanti in tutta Italia che qualcosa non ha funzionato all'interno delle case di cura per anziani in tutta Italia. Oltre al risultato del sopralluogo dei Nas dei carabinieri, in procura è arrivato anche il fascicolo della Polizia Locale di Rocca di Papa. "Siamo partiti da un'indagine di tipo amministrativo e, acquisendo la documentazione della clinica mettendola confronto con i report della Asl Rm6, si è ritenuto inviare un'informativa alla procura della Repubblica di Velletri e oggi si è aperto un fascicolo su quanto accaduto nella casa di cura San Raffaele", spiega il comandante Gabriele Di Bella a Fanpage.

Il comandante della Polizia Locale del comune dei Castelli Romani, spiega come fin dalle prime frasi della crisi, questo tipo di strutture sia stato attenzionato, denunciando però la mancata collaborazione del gruppo che fa riferimento alla famiglia Angelucci. "Fin dal 25 febbraio, durante un vertice in prefettura a Roma con la presenza del prefetto Gerarda Pantaleone e della sindaca della Città Metropolitana Virginia Raggi, abbiamo lanciato un grido d'allarme sulla situazione dei Castelli Romani dove sono presente 15 Rsa e, guardando a quello che stava succedendo al Nord dove i focolai si concentravano in queste strutture, abbiamo ritenuto da subito utile monitorare la situazione all'interno delle Rsa. – spiega Di Bella –  Con molte abbiamo avuto un rapporto di collaborazione, con altre invece questo non è stato possibile come la casa di cura San Raffaele".

L'amministrazione chiede di segnalare eventuali casi di stati febbrili o di possibile contagio. Nessuna risposta, poi da un giorno all'altro scoppia l'emergenza: "Il 4 aprile per la prima volta arriva un documento dalla casa di cura e c'è scritto ‘zero positivi', ma il giorno successivo scattano sessanta tamponi per verifica positività all'interno del San Raffaele". Dal canto suo la Regione Lazio ha diffidato il legale rappresentante della casa di cura San Raffaele, perché dal primo marzo la struttura sarebbe gestita da un direttore sanitario sprovvisto dei titoli necessari, mentre il vertici del gruppo (una potenza nel settore della sanità privata convenzionata) hanno denunciato come la Regione Lazio avrebbe rallentato i risultati dei tamponi vietando all'Rsa di analizzarli nel suo stesso laboratorio.