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Roberto Spada resta in carcere, riconosciuto il metodo mafioso: “Io provocato dal giornalista”

Si è svolto questa mattina, nel carcere romano di Regina Coeli, l’interrogatorio per decidere sulla convalida del fermo di Roberto Spada, autore dell’aggressione al giornalista Rai Daniele Piervincenzi e un suo operatore. Il giudice per le indagini preliminari ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei suoi confronti, riconoscendo l’aggravante del metodo mafioso. Spada aveva risposto alle domande del giudice: “Ho dato la testata perché provocato dal giornalista”.
A cura di Francesco Loiacono
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Roberto Spada resta in carcere. Nei confronti dell'autore dell'aggressione a un giornalista della Rai e al suo operatore il giudice per le indagini preliminari Anna Maria Fattori ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, riconoscendo l'aggravante del metodo mafioso che aveva portato al fermo dell'esponente della famiglia Spada. Questa mattina, nel carcere romano di Regina Coeli, si è svolto l'interrogatorio di garanzia per decidere sulla convalida del fermo di Spada, che martedì a Ostia ha aggredito con una testata il giornalista Rai Daniele Piervincenzi e ha successivamente picchiato con un bastone lui e il suo operatore. Il giudice per le indagini preliminari di Roma, Anna Maria Fattori, si era riservata di decidere sulla richiesta di convalida del fermo: si era presa quindi 48 ore di tempo per sciogliere la propria riserva ed emettere eventualmente una misura cautelare, cosa che successivamente ha fatto.

Spada si è giustificato: Provocato dal giornalista

Roberto Spada, appartenente a una famiglia di Ostia finita più volte al centro delle cronache per via di estorsioni, violenze e minacce aggravate da metodi mafiosi, avrebbe risposto alle domande del gip, ammettendo di aver colpito con una testata il giornalista Piervincenzi ma giustificandosi dicendo di essere stato provocato: "Quella testata è stata data perché sono stato provocato dal giornalista", avrebbe detto il fermato nel corso dell'interrogatorio di convalida del fermo, durato circa due ore.

Per i pm Spada è soggetto che comanda e può dare ordini nel sodalizio

La convalida del fermo di Roberto Spada, accusato di lesioni personali e violenza privata con l'aggravante del metodo mafioso, era stata chiesta dai due pubblici ministeri che indagano sull'episodio, Giovanni Musarò e Ilaria Calò. Nelle 20 pagine della loro richiesta i pm hanno citato anche le recenti inchieste sul clan degli Spada, attivo soprattutto a Nuova Ostia. Secondo un collaboratore di giustizia, citato nelle carte, Roberto Spada sarebbe "un soggetto che comanda e può dare ordini all'interno del sodalizio".

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