Il manifesto rimosso
in foto: Il manifesto rimosso

È stato rimosso il manifesto antiabortista di 11 metri per 7, affisso in uno spazio pubblicitario su via Gregorio VII, che negli scorsi giorni aveva provocato aspre polemiche. Ritenuto un attacco diretto alla libertà delle donne, a poche settimane dal quarantennale dell'approvazione della legge 194 che ha legalizzato in Italia l'interruzione volontaria di gravidanza. La pubblicità è stata pagata dall'associazione Pro Vita Onlus, che con lo slogan "ora sei qui perché la tua mamma non ha abortito", ha lanciato una campagna contro una legge che si "è preoccupata ben poco di tutelare la maternità, consentendo invece di sopprimere bambini non ancora nati. Dal 1978, sono stati più di 6 milioni quelli uccisi dall’aborto, senza contare le vite che si sopprimono in solitudine, tra le pareti domestiche, con le pillole abortive fra le quali la Ru 486, il ‘pesticida umano', che ha già causato quasi 30 morti anche tra le donne che l'hanno assunta".

All'integralismo antiabortista di Pro Vita, hanno risposto in questi giorni i messaggi di centinaia di donne e per domani era in programma una manifestazione per chiedere la rimozione del cartellone, ma i fatti hanno anticipato la protesta. "Esprimiamo soddisfazione per la rimozione dell’aberrante maxi-manifesto affisso l’altro ieri in Via Gregorio VII, avvenuta poche ore fa in seguito alla nostra mobilitazione – scrive Aurelio in Comune, il coordinamento di quartiere che per primo aveva promosso la manifestazione – Non possiamo non sottolineare come l’ampio ed unitario fronte che ha visto coinvolti – senza veti e steccati – associazioni, movimenti, forze politiche ed esponenti delle istituzioni capitoline e regionali, abbia permesso un’importante vittoria contro chi vuole mettere in discussione il diritto di scelta delle donne".
Alla protesta per la pubblicità antiabortista si è unita anche la voce del movimento Non Una di Meno, che annuncia mobilitazioni nell'anniversario dell'introduzione della 194: "Riprendendo il motto delle femministe argentine, ‘Vogliamo educazione sessuale per decidere, la contraccezione per non abortire, l'aborto per non morire', anche in Italia si riapre la battaglia contro l'obiezione di coscienza e la piena introduzione della RU486, per il diritto alla maternità consapevole e tutelata, per il welfare e il diritto alla salute universali, per una sessualità libera, felice e senza obblighi".