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Riccardo Magi (Radicali): “Primarie subito, PD chiarisca se è alleato del M5S anche a Roma”

Deputato ed esponente dei Radicali Italiani, Riccardo Magi dà la sua disponibilità a contribuire alle primarie del centrosinistra a Roma ma avverte il Partito Democratico: “Serve una competizione vera con tempi e regole certe per sanare la ferita rappresentata dalla cacciata di Marino, non la ratifica di un candidato calato dall’alto da parte delle segreterie nazionali”.
A cura di Valerio Renzi
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Primarie sì primarie no, primarie quando. Il dibattito del centrosinistra sembra immobile mentre l’unica candidata in campo è quella di Virginia Raggi…

Il problema è proprio come lo schieramento di centrosinistra si sta avvicinando a una scadenza a cui ormai manca solo un anno, che meriterebbe un dibattito maggiore da parte delle forze progressiste e riformatrici. Abbiamo letto sulla stampa di un sondaggio commissionato dal Partito Democratico, circostanza poi smentita, per misurare il gradimento di una serie di nomi. Meccanismi simili non possono sostituire lo strumento delle primarie. Serve un percorso condiviso, non nomi che vengono calati dall'alto sulla città. L'obiettivo sembra essere quello di addormentare il dibattito, così da far decidere i gruppi dirigenti secondo schemi politici nazionali. Roma viene da tre esperienze di governo disastrose, diversamente fallimentari. La prima è quella della destra romana di Alemanno, che ora si ripresenta con il volto dei Fratelli d'Italia di Meloni e della Lega di Salvini. La seconda quella del sindaco Ignazio Marino che aveva degli elementi di discontinuità ma hanno prevalso gli elementi di continuità con il PD, il suo stesso partito, che alla fine lo ha fatto fuori. E infine quella di Virginia Raggi e del Movimento 5 Stelle che ha rappresentato la più grande speranza e la più grande delusione per molti romani. La crisi della capitale continua con dei nodi irrisolti di cui nessuno parla aspettando il grande nome…

Lei se si tenessero le primarie Riccardo Magi si candiderà?

Io sono disponibile a dare il mio contribuito e a impegnarmi per Roma, ma le primarie dovrebbero avere regole e tempi certi. Questo vuol dire che dovrebbero essere fatte entro l'autunno, perché chi pensa di fare le primarie a due o tre mesi dal voto vuol dire vuole dire che non vuole fare delle vere primarie. Se le primarie sono solo una ratifica di un nome scelto dall'alto con un rito che non mobilita e non riavvicina i cittadini alla politica, come è già successo, non penso interessino a nessuno. Serve invece una scossa, un'onda di entusiasmo tra i cittadini e gli elettori, soprattutto dopo la ferita provocata dalle dimissioni ratificate davanti al notaio del sindaco Marino, una ferita che credo non si sia ancora pienamente rimarginata nel rapporto tra partiti ed elettori. Il Partito Democratico almeno ci dovrebbe far sapere se anche a Roma è alleato del Movimento 5 Stelle alle prossime elezioni, almeno su questo elettori e alleati andrebbero consultati, la discussione andrebbe fatta in maniera trasparente.

Il rischio non è di avere troppi candidati, tutti troppo deboli per entusiasmare l’elettorato e la partecipazione? A Roma servirebbe un leader in grado anche di unire e di conquistare nuovi elettori…

Quello che deve unire gli elettori e ridare entusiasmo alla città non è l'uomo forte che arriva e viene accolto un salvatore. Non funziona mai davvero. Al contrario serve dare protagonismo alle tante esperienze virtuose che troviamo nei municipi. Associazioni, terzo settore, esperienze civiche: qui i romani che si vogliono impegnare per la città e sul territorio hanno trovato la loro casa, mentre l'allontanamento dalla politica classica, quella dei partiti, è un dato di fatto. Per questo serve iniziare questo confronto quanto prima. C'è poi un pezzo di classe dirigente che va valorizzata, penso ai presidenti di municipio che hanno interrotto la loro esperienza con la fine della consiliatura Marino. Un personale politico che aveva mostrato grandi capacità e grande esperienza, cresciuto sui territori, messo da parte dall'affermazione del Movimento 5 Stelle ma anche dal Partito Democratico che ha smesso di fare mobilitazione politica in città.

Qual’è il profilo che dovrebbe avere il futuro candidato sindaco di Roma secondo lei?

Deve essere una donna o un uomo in grado di valorizzare le tante esperienze che vivono nella città, rinnovando la speranza e l'entusiasmo nella politica. Servirebbe una lista civica molto forte e molto ricca, in grado di accogliere davvero l'impegno dei cittadini. Servirebbe una figura in grado di dialogare con i cittadini al di là dei partiti, mettendo insieme esponenti della società civile di grande livello, con la consapevolezza che siamo di fronte a un momento cruciale nella vita della città: serve l'impegno in prima persone di molti per non far morire Roma e non consegnarla alle destre.

I Radicali di Roma si sono distinti in questi ultimi soprattutto per la battaglia su Atac. Sempre convinti che la strada migliore sia quella della concessione del servizio ai privati?

Proprio alla luce di quello che sta succedendo dopo l'emergenza Covid, che ci ha visti protagonisti di un referendum a cui hanno partecipato 400.000 romani, di cui circa 300.000 hanno detto sì alla messa a gara del trasporto pubblico romano. Sarebbe stata un svolta, perché di fatto Roma non ha un trasporto pubblico. Atac ha appena chiesto altri 200.000 euro: è apparso evidente come la promessa della sindaca Virginia Raggi di salvare l'azienda tramite il concordato, è stata ampiamente disattesa. Per fare fronte alle difficoltà la giunta continua a chiedere l'intervento dei privati, ma non era meglio farlo in maniera trasparente e sotto il controllo pubblico? Continuiamo a pensare che quella della messa a gara con la tutela dei livelli occupazionali e del servizio pubblico sia la strada giusta.

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