È il 14 dicembre del 2017 quando Virginia Raggi annuncia nel corso di una conferenza stampa: "Il Tevere è il fiume che attraverso Roma, ma purtroppo non rappresenta una parte viva e pulsante della città a differenza di molte città europee per questo per la prossima estate ci sarà un progetto che riguarderà un'area di diecimila metri quadrati vicina a a Ponte Marconi con una spiaggia e campi sportivi".  E ancora si sogna di "fare come a Parigi", con aree attrezzate per lo sport, tavolini e locali, spiagge in erba con ombrelloni e lettini. L'obiettivo annunciato dalla sindaca, mentre viene srotolato un masterplan su un grande foglio di carta, è che l'operazione sia solo l'inizio per "restituire decoro e vivibilità alle aree fluviali". E in effetti l'area in questione, quella lungo le sponde di Ponte Marconi, è stata in questi mesi bonificata dagli insediamenti abusivi e dai mucchi di rifiuti, l'erba sfalciata e ordinata, ma di una spiaggia o di aree attrezzate nemmeno l'ombra.

Per il momento dunque, la promessa della sindaca sembra sfumata: l'area di 10.000 metri quadri grazie alla quale i romani avrebbero imparato a vivere il fiume ancora non è pronta, il bando per la sua realizzazione non è mai stato pubblicato. Le sponde del Tevere sono ancora lontane dalla vita della città, due mondi completamenti separati, tranne che per le operazioni di sgombero che di tanto in tanto avvengono. Quando dalla superficie vigili e agenti di polizia scendono sulle banchine per rimuovere baracche e insediamenti abusivi. Dimora degli ultimi, le sponde del fiume sono un luogo ancora invisibile al resto della città. E per le spiagge e gli ombrelloni, i campi da beach volley e da calcetto, bisognerà aspettare almeno un'altra estate.