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Non tutti i romani sanno che il Campidoglio gestisce direttamente ben due aziende agricole: la Tenuta del Cavaliere, a Lunghezza, e l'azienda di Castel di Guido, sull'Aurelia. Sia la prima che la seconda hanno a disposizione ettari ed ettari di terreni da pascolo e foraggiere, piantagioni di mais e stalle, ma soprattutto mucche e capre: nella prima tenuta, per esempio, pascolano 400 capi bovini di razza Maremmana per la produzione di carne e circa 250 capi di bovini di razza Frisona per la produzione del latte. Quel latte frutterà a Roma Capitale circa 600mila euro l'anno (Iva esclusa).

Purtroppo per il Campidoglio, il bando per la vendita del latte ovino è andato deserto, mentre invece quello che riguarda le mucche è stato vinto dalla Centrale del Latte a cui il Comune venderà circa mille litri, al prezzo di sessanta centesimi di euro al litro, di latte crudo biologico di origine bovina. In particolare 400 litri di latte verranno prodotti a Castel di Guido, mentre gli altri 600 alla Tenuta del Cavaliere.

Le due tenute, sosteneva due anni fa l'allora consigliere regionale Fabrizio Santori, avrebbero un debito che si aggira intorno agli 800mila euro all'anno. Lo scorso anno, quando il Comune cercava giardinieri e operatori per le due proprietà, l'ex assessora all'ambiente Estella Marino commentava così la situazione: "Le tenute agricole sono bellissime ma ovviamente quasi abbandonate a se stesse, a differenza di altre questioni per cui sono state create delle aziende pubbliche qui la gestione è svolta direttamente dagli uffici del dipartimenti ambiente, ed è un po' difficile far collimare le necessità di mucche e terreni con gli orari di un ufficio comunale, con il foraggio che magari non arriva perché la ragioneria è in ritardo a mettere il visto sull'impegno di spesa, una follia. A suo tempo ritenemmo che il comune non dovesse tra le sue mansioni fare anche l'allevatore e l'agricoltore, che non sia tra i suoi compiti istituzionali, e con la Regione iniziammo a tracciare un percorso per costruire un bando per affidare magari a giovani agricoltori le aziende, che rimanevano ovviamente di proprietà pubblica, e con una serie di attività sempre pubbliche e aperte al pubblico. Tutto questo si è ovviamente fermato e le tenute sono ripiombate nel nulla, un.vero peccato e tanti danni…".