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27 Dicembre 2017
16:58

Panchine anticlochard a Roma: chi le ha messe, con quale permesso e perché

Panchine antibivacco in via Giovanni Da Procida a Roma per tenere lontani i senza tetto. Ad installare i ‘dissuasori’ un comitato di cittadini che ha avuto in gestione l’area da parte del II Municipio.
A cura di Valerio Renzi
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È nota come ‘architettura ostile'defensive architecture, ed è quel fenomeno che vede l'installazione di strutture di arredo urbano volte a dissuadere alcuni comportamenti, e in particolare a tenere lontani cittadini considerati indesiderati, primi tra tutti i senza tetto. Spuntoni sui gradini e su ogni superficie dove ci si potrebbe sedere, sbarre per rendere impossibile sdraiarsi sulle panchine.

Anche in Italia sono ormai centinaia i comuni grandi e piccoli dove si trovano esempi di defensive architecture L'ultimo di questi è spuntato a Roma e vale la pena parlarne perché vede una sinergia di azione tra un soggetto di privati i cittadini (un comitato di cittadini contro il degrado) e l'amministrazione pubblica, in particolare il II Municipio. Siamo in via Giovanni da Procida, a due passi da piazza Bologna, un tranquillo quartiere borghese della capitale. Qui su alcune panchine sono stati installati dei braccioli di ferro ‘anti barbone'. Le sbarre (come si può vedere nella foto), creano tre sedute sulla panchina, rendendo impossibili sdraiarvici sopra, ma anche solo abbracciarsi.

Quando alcuni cittadini hanno cominciato a chiedersi chi e perché abbia installato le sbarre di dissuasione, è emerso come l'area verde dove si trovano le panchine è stata affidata dal II Municipio al Comitato Decoro Urbano, un gruppo di cittadini della zona riunitisi in associazione, che si sono fatti carico della manutenzione della piazzetta. A confermarlo su Facebook alla consigliera di Sinistra Italiana Giovanna Maria Seddaiu è la stessa presidente del II Municipio del Partito democratico Francesca Del Bello che, seppur non essendo sicura che l'installazione dei ‘dissuasori antibivacco' fosse autorizzata, mette le mani avanti parlando della necessità di restituire ‘sicurezza e decoro' alle piazze, e come questo non sia in contraddizione con accogliere i più deboli e svantaggiati.

"Provo solo una profonda tristezza e spero non sia una decisione dell’amministrazione municipale, al rientro dalle vacanze chiederò spiegazioni alla Presidente Francesca Del Bello e all’assessora alle Politiche sociali Cecilia D'Elia Riviello chiedendo che vengano immediatamente rimosse", ha dichiarato Seddaiu. Aspettando la risposta del II Municipio, la sensazione è che il ritiro dell'impegno dell'amministrazione pubblica dalla manutenzione e dal governo della città, lasci spazi a forme di gestione dello spazio pubblico che assomigliano a forme proprietarie, dove comitati (spesso composti da qualche decina di cittadini), assumono prerogative che non gli sono proprie (come la scelta di allontanare cittadini indesiderati da sotto le proprie finestre).

Così invece di valorizzare l'impegno volontario dei cittadini e delle associazioni, si finisce per privatizzare la manutenzione della città, con conseguenze non sempre prevedibili, come nel caso di via Giovanni da Procida. Dietro l'impegno contro il ‘degrado' troppo spesso si nasconde la volontà di allontanare i poveri da (in questo caso letteralmente) sotto casa propria, magari relegandoli in luoghi invisibili.

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