Mentre piazza del Campidoglio si riempie di lavoratori e lavoratrici delle aziende municipalizzate, Virginia Raggi twitta parole di fuoco contro i sindacati: "Una minoranza di sindacalisti prova a tenere in ostaggio una città di 3 milioni di abitanti: di lavoratori, di madri e padri che ogni giorno accompagnano i propri figli a scuola, di studenti e pendolari. La maggioranza dei cittadini è stanca di scioperi ingiustificati". Nel tentativo di nascondere la mancanza di direzione e un progetto per le aziende municipalizzate il cui futuro è strategico per il futuro di tutta la città – a cominciare da Ama – la sindaca invita i cittadini a prendersela con chi esercita un diritto sancito dalla Costituzione: quello dello sciopero. E non sta certo alla parte datoriale (in questo caso il comune di Roma e chi lo rappresenta) stabilire quando uno sciopero è legittimo o meno, quando ce ne è bisogno o meno. Esiste una commissione di garanzia e precise leggi che regolano gli scioperi, normative particolarmente stringenti poi quando si parla di servizi pubblici essenziali. A guardare poi i numeri delle adesione, molti dei circa 30.000 lavoratori delle aziende municipalizzate hanno pensato che lo sciopero serviva eccome, visto che stanno perdendo del denaro per aderirvi. In alcune migliaia poi hanno deciso di scendere anche in piazza per manifestare.

Certo i disagi ci sono, come negarlo, ma i cittadini farebbero bene a riflettere su quanto le ragioni di chi oggi manifesta sono importanti per il futuro delle loro vite, perché riguardano la qualità del trasporto pubblico, la pulizia delle strade e il ciclo dei rifiuti, la qualità del servizio scolastico per i nostri figli. I lavoratori che oggi manifestano o scioperano non ce l'hanno con i cittadini, ma con chi amministra la città e non sembra in grado di dare risposte chiare e certe. Il tentativo della sindaca di additare una minoranza di dirigenti sindacali come i cattivi di turno, appare maldestro di fronte all'evidenza delle difficoltà e soprattutto alla risposta dei lavoratori delle aziende che rappresentano un bene comune di tutta la comunità cittadina. Insultare chi sciopera trattandolo come un fantoccio nelle mani di qualche burattinaio è davvero fuori luogo oggi, di fronte a una piazza piena che chiede risposte dalla politica. Soffiare sul fuoco del rancore verso educatori, autisti, addetti alle pulizie, guide turistiche, operatori ecologici che ogni giorno sono in prima fila lavorando in condizioni spesso difficilissime, è davvero imperdonabile.