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Opera Roma, sit in a piazza Santi Apostoli: “Stop ai licenziamenti”

La manifestazione è stata organizzata da Cgil, Cisl, Uil e Fials. Con i lavoratori dell’Opera anche i tecnici e gli artisti della Scala di Milano, del Massimo Bellini di Catania, del Lirico di Cagliari o del Maggio Fiorentino. In piazza anche qualche politico, come Vincenzo Vita (Pd), ex assessore provinciale alla Cultura, e Gianluca Peciola, consigliere comunale di Sel.
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“Non zittite l'arte”, “Fatti, non promesse”, "Stop ai licenziamenti, difendiamo la cultura", “giù le mani dall'Opera”. E davanti a tutti, lo striscione più grande, con l'articolo 9 della Costituzione. La Repubblica tutela il paesaggio e patrimonio storico e artistico della nazione, c'è scritto. Erano un centinaio questa mattina i lavoratori delle Fondazioni lirico-sinfoniche che manifestavano in Piazza Santi Apostoli. Una protesta soprattutto contro la decisione dell'Opera di Roma di licenziare 182 orchestrali, tra musicisti e coro, comunicata lo scorso 2 ottobre. Il sit in di oggi è stato organizzato da Cgil, Cisl, Uil e Fials. Con i lavoratori dell'Opera anche i tecnici e gli artisti della Scala di Milano, del Massimo Bellini di Catania, del Lirico di Cagliari o del Maggio Fiorentino. In piazza anche qualche politico, come Vincenzo Vita (Pd), ex assessore provinciale alla Cultura, e Gianluca Peciola, consigliere comunale di Sel.

La protesta di oggi arriva dopo l'apertura del sovrintendente del Teatro dell’Opera, Carlo Fuortes, che la scorsa settimana aveva detto di essere “pronto a ritirare i licenziamenti collettivi di coro e orchestra” in cambio di un accordo condiviso per ridisegnare il contratto integrativo. "Siamo qui per una manifestazione nazionale contro una scelta sciagurata che se dovesse passare a Roma avrebbe gioco facile anche nelle altre fondazioni- spiega Alberto Manzini, segretario generale della Slc Cgil Roma e Lazio- Con loro siamo qui per chiedere al ministero dei Beni culturali l'impegno a ritirare la procedura di licenziamento". "Trenta anni di buchi – aggiunge Francesco Melis, della Uilcom di Roma e del Lazio – ci stanno scavando una fossa profonda dove ci vorrebbero mettere dentro. La responsabilità è della politica, che gestisce i teatri, non dei lavoratori che prendono buste paga non corrette per il livello della loro professionalità. Ci stanno massacrando, siamo qui per cercare di non essere smantellati. Sappiamo – chiosa – che gli interventi economici sulla cultura sono un investimento, un volano economico per la nazione".

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