Questa mattina nuova udienza del processo per stabilire chi ha ucciso e come è morto Marco Vannini, e se il ritardo nel chiamare aiuto sia stato fatale per il 21enne di Ladispoli, colpito da un colpo di pistola in casa della fidanzata la sera del 17 marzo 2015. Oggi in aula è previsto l'interrogatorio proprio per la ragazza di Marco, Martina Ciontoli, finita alla sbarra con tutta la famiglia per concorso in omicidio. La ragazza per la prima volta è comparsa davanti ai giudici, sottoponendosi alle domande dell'accusa e ricostruendo il giorno in cui Marco è morto e le fasi successive della vicenda. "Non ho mai pensato che Marco potesse morire", ha spiegato raccontando i momenti dell'arrivo dell'ambulanza e giustificando il ritardo nel chiamare il 118.

Antonio Ciontoli: "Sono un uomo finito"

Subito dopo è stato chiamato nuovamente a testimoniare Antonio Ciontoli. L'uomo ha spiegato di avere il porto d'armi da diversi anni e che all'epoca possedeva due pistole. "Al Pm dissi che mi era partito un colpo in aria – ha dichiarato – dopo ho cambiato versione perché mi vergognavo dell'accaduto, lo negavo anche a me stesso". L'uomo poi ha ammesso di aver ritardato a far emergere la verità per le possibili ripercussioni a lavoro, visto che è impiegato nella Marina Militare. "Sono consapevole di aver rovinato la vita a tante persone, in primis marina e valerio poi la mia famiglia e me stesso. io oggi mi sento un uomo finito per me la vita oggi non ha alcun senso. Mi sono arrivate a casa minacce di morte a casa diverse volte”, ha spiegato ancora.

Omicidio Vannini: le omissioni e le coperture della famiglia Ciontoli

Secondo gli inquirenti Marco sarebbe stato colpito da un proiettile di piccolo calibro mentre faceva la doccia. A premere il grilletto per errore, in un gioco finito male, il padre di Martina, Antonio Ciontoli. Da quel momento è partita una catena di omissioni e coperture incrociate, che hanno coinvolto anche Federico Ciontoli, il fratello di Martina, e la fidanzata Viola Giorgini, così come la madre della ragazza Maria Pezzillo. Tutta la famiglia è finita sotto accusa dopo le conversazioni shoccanti rese pubbliche da ‘Chi l'ha visto?', in cui i protagonisti della vicenda si mettevano d'accordo per insabbiare la vicenda prima di essere ascoltati dalle forze dell'ordine.

Marco Vannini si poteva salvare?

Prima i Ciontoli hanno pulito il sangue e tentato di nascondere le prove di quanto accaduto, e solo in un secondo momento hanno chiamato i soccorsi, sostenendo di non sapere cosa fosse accaduto e sviando l'attenzione del personale sanitario del 118 raccontando che forse Marco era caduto infilzandosi con il manico di un pettine o con un coltello. Circostanze che fanno ipotizzare che se i soccorsi fossero stati tempestivi il ragazzo si sarebbe potuto salvare.