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Omicidio del Gazometro, assolto “Er Tapparella” per non aver commesso il fatto

Assolto con formula piena “per non aver commesso il fatto”. Massimiliano Lustri, detto “Er Tapparella”, è stato oggi riconosciuto innocente per l’omicidio di Gianfranco Bonavita, avvenuto la notte tra il 28 e il 29 marzo del 2009 all’ombra del Gazometro-
A cura di Valerio Renzi
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Conosciuto come "Er Tapparella" o "il Robin Hood di Testaccio"  (perché apriva le case vuote piede di porco alla mano per chi voleva occuparle), al secolo Massiliamo Lustri, è stato assolto per l'omicidio di Gianfranco Bonavita. A quattro anni di distanza Lustri è stato assolto con formula piena "Assolto per non aver commesso il fatto", dalla I sezione penale del tribunale di Roma. A difenderlo l'avvocato e scrittore Giovanni Arrighi che ha voluto così commentare la sentenza:"Viene accolta la ricostruzione dei fatti che avevamo prospettato sin dall'inizio delle indagini. E' una sentenza giusta – ha aggiunto con soddisfazione il legale – e rende onore a Massimiliano Lustri, che mise a repentaglio la sua vita nel tentativo di salvare quella dei suoi compagni". Topo d'appartamento prima che benefattore Massimiliano Lustri era stato anche ospite della trasmissione "Il Senso della vita" di Paolo Bonolis.

La ricostruzione della notte dell'omicidio

Era la notte tra il 28 e il 29 marzo del 2009 quando fuori al Gran caffè Imperiale, all'ombra del Gazometro, scoppia un violentissima rissa scatenata da un apprezzamento di troppo su una donna. Sul luogo piombano le volanti della polizia che fermano Lustri, perde sangue è stato colpito da ben quattro coltellate. All'ospedale San Camillo arrivano anche Vincenzo Picchianotti, 43 anni, e Cesare Santicarlo, 32 anni, anche loro con con ferite da armi da taglio. A sirene spiegate negli stessi istanti un'ambulanza entra nell'ospedale romano: dentro c'è Gianfranco Bonavita con il cuore trafitto da una coltellata. Proprio del coinvolgimento nella morte di quest'ultimo viene accusato Er Tapparella, che però da subito nega il suo: Bonavita era un suo amico, il suo intervenuto è stato dettato solo dalla volontà di difenderlo. Oggi la sentenza di primo grado gli dà ragione.

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