Sergio Brugiatelli
in foto: Sergio Brugiatelli

"Mi sento in colpa, dovevo morire io al posto suo. In aula ho detto che se non ci fosse stato Cerciello, sarei andato da solo, avrebbero ucciso me e oggi non sarei qui a parlarvi". Oggi Sergio Brugiatelli, uno dei personaggi chiave nella vicenda che si è conclusa con l'omicidio del brigadiere Mario Cerciello Rega la scorsa estate, ha reso la sua versione dei fatti in aula. "Gli devo la vita a Mario, non me lo scorderò per tutta la vita. L'importante è che sono venuto qui e sono venuto per Cerciello. Se non ci fosse stato lui io sarei andato con la mia bicicletta e mi avrebbero ucciso. Sono stati mesi duri, li ho vissuti male e non riesco a dimenticare quel fatto, sento ancora quelle grida. Quando vado ad accendere un lumino per mia madre in chiesa, lo accendo anche per lui", ha detto Brugiatelli ai cronisti. "Non avevo mai visto né Cerciello né Varriale né i carabinieri intervenuti. Accompagnai i due carabinieri sul luogo dove doveva avvenire la restituzione dello zaino ma rimasi, come da disposizioni, vicino all'auto. Poi ho sentito urla di dolore e una voce che diceva ‘fermati'".

L'avvocato: "Ha chiamato subito i carabinieri perché aveva paura per la famiglia"

Sergio Brugiatelli subì il furto del suo zaino da parte dei due giovani americani accusati dell'omicidio del brigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega. I due ragazzi volevano usare lo zaino per ricattarli e Brugiatelli informò subito i carabinieri. Perché non ha spettato la mattina per sporgere denuncia. "Oggi ha confermato i principali passaggi e soprattutto è emerso il motivo per cui non ha sporto denuncia la mattina seguente e per cui quella notte ha chiamato i carabinieri e non ha aspettato: aveva paura per i suoi familiari a casa. Nello zaino rubato c'erano le chiavi di casa, ma anche la carta di identità e il suo indirizzo di residenza".