Nel suo ufficio da senatrice Sant'Ivo alla Sapienza abbiamo incontrato Monica Cirinnà. "Tutti vogliono stare nel palazzo che escono dalla stanza e vanno in aula, ma invece guardate che luogo incredibile questo cortile, certo l'ufficio è un po' piccolo ma io ci sto molto meglio qua che dall'altra parte", racconta facendo strada nel palazzo che è stato dell'aristocrazia romana, delle famiglie papali e che oggi ospita alcuni uffici distaccati di Palazzo Madama. Un'occasione per fare il punto sulla politica della città di Roma, sulle storiche battaglie per i diritti del mondo Lgbtq per cui si batte da sempre e anche per le vicende personali che l'hanno riguardata di recente.

"Se mi dovessi candidare il mio slogan sarebbe ‘non cerco gli amici ma i migliori'. Io sono convinta che a Roma non vince una persona da sola e non la governa una persona da sola. Tu la sfida la vinci se presenti davvero una squadra già fatta, i migliori". La senatrice del Partito Democratico Monica Cirinnà non ha dubbi: le primarie a Roma servono ("sono nello statuto del PD di Roma"), e non esclude di correre per essere la candidata sindaca del centrosinistra. "Il mio sogno è avere delle primarie vere, dove a correre siano i migliori che il nostro mondo può mettere in campo: Carlo Calenda, Massimiliano Smeriglio, David Sassoli e perché no anche Monica Cirinnà", si schernisce. Ma avverte: "Se sono una gara di facce non sono interessata. Se sono solo una gara di facce continueremo a perdere voti e a non recuperare quell'elettorato deluso. Ci sono se noi facciamo le primarie delle idee e ci diamo questi 5 massimo 10 punti che abbiamo in comune con il campo largo del centrosinistra a Roma. Non vince il PD da solo, non vince la sinistra da sola, si vince e si torna a governare la città se le primarie diventano il laboratorio di Roma 2020-2050, se torniamo ad avere una visione".

Veterana dell'Aula Giulio Cesare non nasconde un pizzico di nostalgia per l'epoca d'oro del centrosinistra a Roma: "Sono stata 7 anni con Rutelli e 7 anni con Veltroni nei governi più che belli che hanno rilanciato la città. Ho imparato che le squadre vere sono quelle che non temono l'ombra tra di loro, un bravo sindaco è ancora più bravo se il suo assessore è più bravo di lui in una materia. Io conosco i miei limiti e ad esempio sull'urbanistica avrei bisogno di una figura in grado di sostenermi, mentre sui diritti e le povertà no perché sono il mio pane quotidiano". Cirinnà però non guarda solo a ieri, ed convinta che la capitale possa essere rilanciata da una squadra di governo di alto profilo, in grado di far funzionare l'ordinario ("La prima cosa che si chiede a un sindaco? Che i mezzi pubblici funzionano e non ci sia l'immondizia per strada"), ma anche di investire sul futuro della capitale a partire da un'agenda ecologica e che metta al centro i saperi, la formazione, la ricerca. Candidata sindaca o meno, in corsa per le primarie oppure no, la senatrice dem vuole dire la sua sul futuro di Roma e, come si dice in questi casi, si mette a disposizione.

In corsa per le primarie sono già in tanti, secondo molti in troppi. Ci sta Amedeo Ciaccheri con Liberare Roma in campo per la sinistra e un pezzo di civismo, c'è l'ex assessore della giunta Marino e presidente del III Municipio Giovanni Caudo, Paolo Ciani di Demos e Riccardo Magi dei Radicali. A mancare è un'indicazione chiara da parte del Partito Democratico, che con tutta probabilità non arrivare prima delle elezioni regionali di settembre: troppe le variabili in campo per poter iniziare una corsa verso il Campidoglio.

Inevitabile affrontare la vita privata, scossa questa settimana dall'arresto del fratello nell'ambito dell'inchiesta contro il Clan Senese. "Chi mi attacca per l'arresto di mio fratello? Da romana potrei dire che sono dei poracci. La politica è una cosa, la vita pubblica è una cosa, la vita privata è un'altra cosa. Io non sono abituata a mettere in piazza la mia vita privata. – spiega la senatrice dem – Sulle mie battaglia non solo vado in piazza però ma ci metto la faccia, ci metto tutta me stessa. Qualche giornale ha scritto ‘ci metti i tuoi ricci biondi'? Probabilmente sì. Io sono abituata ad affrontare senza infingimenti le battaglie in cui credo, voglio essere attaccata sui temi della politica, sui miei valori, sulle mie idee, voglio essere attaccata per i miei errori se no ho fatti, ma la mia vita privata è la mia vita privata".

Detto questo Monica Cirinnà non nasconde il dolore: "Tante volte ho provato a ricondurre mio fratello diciamo così sulla retta via, ma poi ognuno fa le scelte che crede, campa come crede". Un momento personale difficile iniziato con la morte della mamma: "È il momento che io mi tiri un po' fuori da questo dolore, anche se sono una che sulla famiglia a costruito il suo nido. Credo che il mio dolore di questi giorni sia legato anche al fatto che io i miei fratelli in parte li ho cresciuti da sorella maggiore con mia madre che lavorava tutto il giorno e mio padre spesso lontano da casa all'estero. Qualcuno mi attacca perché dice ‘la Cirinnà non crede nella famiglia', beh la Cirinnà crede nell'amore e negli affetti, che poi debba essere per forza la famiglia di sangue questo non è detto".

In chiusura della conversazione la senatrice fa il punto su quelle che sono le sue battaglie storiche sui diritti, e in particolare sulla legge contro l'omo-lebso-trans-bi-fobia in arrivo in aula spera entro l'estate dopo la chiusura del passaggio in commissione. "È una legge che attendevamo da 25 ani e io sono convinta che questa volta ci arriveremo. La maggior parte dei cittadini italiani, i cattolico adulti come li chiamava Prodi hanno capito che questa non è una legge liberticida, non è una legge bavaglio ma punisce i crimini dell'odio. Facciamo un esempio facile: se a messa domenica un prete vuole spiegare che per la Chiesa l'unione tra due uomini è contraria ai valori cristiani potrà continuare a farlo, basta non istigare all'odio che è un'altra cosa".