Massimo Carminati
in foto: Massimo Carminati

Opere d'arte, conti correnti, immobili, auto, terreni. Un vero e proprio tesoro, del valore di decine di milioni di euro, è stato confiscato dal tribunale per le misure di prevenzione di Roma ad alcune delle persone coinvolte nel procedimento sul "Mondo di mezzo", quella "zona grigia" tra criminalità e istituzioni in cui si muovevano, tra gli altri, Massimo Carminati e Salvatore Buzzi. Appartenevano a loro, così come agli altri imputati eccellenti del processo noto come "Mafia capitale" (anche se i giudici finora non l'hanno riconosciuta come tale) i beni che fino ad ora erano sotto sequestro. Il tribunale, presieduto da Guglielmo Muntoni, ha riconosciuto come i soggetti oggi in attesa del secondo grado di giudizio siano "pericolosi socialmente e la loro pericolosità, ritenuta di rilevante spessore, ancora oggi ha i caratteri dell'attualità". Oltre a Carminati e Buzzi, i beni confiscati appartenevano al braccio destro dell'ex Nar Riccardo Brugia, agli imprenditori Cristiano Guarnera, Agostino Gaglianone, Giuseppe Ietto e a Roberto Lacopo, Fabio Gaudenzi e Giovanni De Carlo.

Per alcuni di loro (Lacopo, Guarnera, De Carlo, Gaglianone e Gaudenzi) i giudici hanno anche deciso la misura della sorveglianza speciale, con obbligo di soggiorno a Roma per 3 anni, da applicarsi una volta che avranno espiato la pena definitiva. Per Carminati, Buzzi e Brugia l'applicazione della sorveglianza speciale sarà invece valutata dopo la sentenza d'appello, che è prevista per il prossimo settembre.