«Aveva un controllo su tutta la nostra vita, sia a livello psicologico, sia a livello fisico. Spesso mi sono messa la divisa piangendo, per poi, subito dopo, dover sorridere al cliente». Mia, il nome è di fantasia, poco più di trent'anni, ha denunciato il suo capo all'interno dell'Hard Rock Café di via Veneto a Roma. Per un anno e mezzo ha subito molestie sul posto di lavoro fino a quando ha deciso di dire basta. L'abbiamo incontrata assieme ad un'ex collega che la sta sostenendo nella sua denuncia. Non sarebbe stata l'unica ad aver subito molestie: diverse le donne, che si sono già dimesse o non si sono viste rinnovare negli anni il contratto, hanno vissuto la sua stessa identica storia. Le altre lavoratrici non hanno mai denunciato legalmente il loro superiore: ci sono sei mesi di tempo dai fatti, ma sarebbero ora pronte a testimoniare in favore di Mia.

Quando il caso è esploso all'interno dell'Hard Rock Café, quando Mia ha deciso di dire basta e lo ha fatto ad alta voce, il marchio internazionale prima ha sospeso il manager accusato di molestare le dipendenti, poi lo ha licenziato: «Ci ha palpeggiato il sedere, le cosce, ha fatto battute fuori luogo, minacciato di non rinnovare il contratto, fatto mobbing». Ad accompagnarla nella sua scelta le attiviste del Laboratorio Infosex e delle Camere del Lavoro Autonomo e Precario, che per prima cosa hanno ascoltato, poi l'hanno sostenuta nel percorso relativo alla causa legale.

La storia di Mia è una delle tante, ma diversa, perché ha deciso non solo di denunciare ma anche di renderla pubblica grazie anche alla solidarietà delle colleghe: «Speriamo che tante ragazze si facciano avanti e che non rimangano in silenzio. Sappiamo di casi simili al nostro anche all'estero». Sperano che si crei un caso: «È il sistema che è molesto. Si parla solo del mondo del cinema, ma sarebbe bello far uscire un bel caso sul resto del mondo del lavoro. Basta iniziare, poi magari chissà…».

«Essere rock, questo è quanto ci è richiesto, quello che dobbiamo fare. Tu puoi fare caciara, puoi ridere, puoi sederti col cliente. Devi essere cool, devi saper parlare bene l'inglese e saper vendere. Essere sveglia. Io ero sveglia per le mance, in realtà», racconta della sua esperienza all'Hard Rock Café, ma dietro le apparenze ci sarebbe stato un ambiente di lavoro segnato dal ricatto e dal mobbing. Perché in questa storia non c'è solo una donna che viene umiliata e molestata, ma anche una lavoratrice precaria ricattata dal suo manager: rifiutare le molestie avrebbe significato non avere il rinnovo del contratto. «Tutto era legato al rinnovo del contratto. Questo manager ci ha molestate dicendoci che ci stava facendo un favore, e che quindi non dovevamo arrabbiarci. Questa “palpatina” è durata un anno e mezzo», in poche parole il sistema avrebbe funzionato così: il manager avrebbe chiesto il rinnovo solo per le dipendenti disponibili a ricevere le sue attenzioni sessuali senza protestare.

In tante hanno subito in silenzio, avvertendo le colleghe appena arrivate di stare attente, cambiando lavoro in un ambiente in cui la circolazione di personale è considerata fisiologica: se una cameriera se ne va, un'altra è pronta a prendere il suo posto, magari più carina e meno piantagrane. Forse con la denuncia di Mia le cose cambieranno. Lei intanto si sente meno sola e domani sarà al corteo delle donne di Roma.

Giovedì 8 marzo le donne torneranno in piazza in 70 paesi del mondo e sciopereranno. In Italia la mobilitazione è promossa da Non Una Di Meno. "Un giorno senza di noi" per combattere la violenza e le discriminazioni, le molestie e gli abusi sul lavoro. A partire dal caso Weinstein sono state decine di migliaia le voci che si sono riconosciute nel #metoo e che hanno rotto il silenzio su ricatti e abusi sul lavoro. Non solo le star di Hollywood, ma tante persone comuni che hanno scelto di riconoscersi l'una con l'altra, di raccontare storie tutte diverse e tutte simili: per questo lo slogan di cortei e manifestazioni quest'anno sarà #wetoogheter, traducibile con “noi tutte insieme”.

Più del 43% delle donne italiane ha dichiarato di aver subito molestie sessuali, l'8,9% sul luogo di lavoro. Numeri resi noti lo scorso mese dall'Istat in un report dedicato, che aiutano a farsi un'idea della vastità del fenomeno. Eppure il tema della violenza sulle donne e della parità di genere, nonostante l'incalzare implacabile delle notizie che arrivano dalle pagine di cronaca nera, è stato completamente assente dalla campagna elettorale se non quando uno stupro o un'aggressione non è servita da spartito alla propaganda xenofoba.

Hard Rock Café: "Non tolleriamo molestie"

"In riferimento agli articoli apparsi su alcune testate web e sui profili social Hard Rock Cafe ci tiene a precisare che per l’azienda è fondamentale che i dipendenti abbiano un ambiente di lavoro sicuro e confortevole. Hard Rock Cafe condanna e non tollera in nessun modo qualsiasi tipo di molestie sul posto di lavoro. L’azienda venuta a conoscenza dei reclami dei dipendenti ha immediatamente avviato un'indagine ed il manager è stato licenziato", così in una nota l'Hard Rock Café.