Una serie tv ripercorrerà il massacro del Circeo, ovvero il rapimento di Donatella Colasanti e l'omicidio di Rosaria Lopez a San Felice al Circeo, rimasto nella storia del crimine italiano. La fiction sui fatti del 29 settembre del '75  come anticipato al ‘Messaggero‘ da Riccardo Tozzi, produttore, verrà realizzata da Cattleya e sarà pronta nel 2020.

Lo storytelling della fiction come spiegato dalla produzione, si dipanerà intorno all'eclatante processo al tribunale di Latina che, pur vedendo nel banco degli imputati i due assassini e stupratori rei confessi, Angelo Izzo e Gianni Guido (Andrea Ghira fu imputato in contumacia), si rivelò una storta di giudizio sulle vittime, Donatella Colasanti, miracolosamente sopravvissuta fingendosi morta dopo una notte di torture e la povera Rosaria Lopez, uccisa dalle sevizie. Si tratterà, dunque, come spiega Tozzi di "un racconto che faccia luce sugli enormi cambiamenti di costume che attraversarono gli anni Settanta, cambiamenti accelerati da un processo che mise in campo tutto il peggio e il meglio della cultura sessuale del momento". "Del delitto si parlerà, certo – spiega – ma non lo racconteremo con ricostruzioni, non lo vedremo succedere. Sarà un lavoro diverso, non avrà nulla di scandalistico, ci concentreremo sui cambiamenti nel costume".

Il massacro del Circeo avvenne la notte tra il 29 e il 30 settembre del 1976, a San Felice al Circeo, località di villeggiatura cara ai romani, in provincia di Latina. Protagonisti della storia tre giovani pariolini, Andrea Ghira, 22 anni, era figlio del re delle impalcature e campione di pallanuoto, Aldo Ghira, Angelo Izzo, 20 anni, studente di medicina e figlio di un imprenditore del mattone e Gianni Guido, 19 anni, studente di architettura, discendente dal lato materno da una famiglia di armatori napoletani. Tre ‘bravi ragazzi', tre figli della Roma bene in quadrati nelle file del neo terrorismo nero, giovanissimi ma già pregiudicati per rapina e altri piccoli reati, perché negli anni Settanta l'ideologia armata di autofinanziava così, con piccoli crimini da balordi. Vittime, due ragazze di borgata, due giovani figlie del popolo, Rosaria Lopez, barista e Donatella Colasanti, studentessa.

L'incontro con i tre ragazzi avvenne attraverso un comune amico, a un bar dell'Eur. Qualche giorno dopo, arrivò l'invito a una festa nella villa di Ghira a San Felice al Circeo. È lì le ragazze capirono di essere finite in una orrifica trappola. Denudate, picchiate con una spranga, stuprate, le vittime resistettero per ore, fin quando Rosaria, tuffata con testa nell'acqua più e più volte, non morì annegata. Fu poi la volta di Donatella, che capì benissimo che si sarebbero fermati solo quando avrebbe smesso di respirare. Si finse morta, fu caricata nel bagagliaio della Fiat 127 bianca che sarebbe stata usata per andare a sotterrare i corpi, ma prima i tre si fermarono per cenare al ristorante. Fu allora che lamentandosi e battendo sul coperchio del baule Donatella attirò l'attenzione di un metronotte che chiamò i carabinieri e la salvò. Aveva scambiato i lamenti per quelli di un gattino intrappolato.

Izzo e Guido furono arrestati e sfilarono in manette davanti ai giornalisti. Andrea Ghira, invece, messo in guardia da una soffiata, riuscì a fuggire sottrarsi al processo. Le aule del tribunale si aprirono poco dopo per quello che fu un autentico spettacolo a tinte fosche. In aula vennero ripercorsi i fatti di quella notte mentre Izzo e Guido tentavano di screditare le ragazze e i loro costumi sessuali. A difendere Donatella c'era Tina Lagostena Bassi, avvocato attivista per i diritti delle donne, a sostenerla da fuori c'erano le associazioni femministe. Alla fine ai tre toccò l'ergastolo, Ghira condannato in absentia, per poi vedere nel 1980 la pena del solo Gianni Guido, ridotta a 30 anni di carcere.

Gianni Guido è stato scarcerato nel 2009 dopo essersi laureato in carcere in Lingue e Letterature Straniere. Nel 1998 Angelo Izzo si è lasciato intervistare in carcere da Franca Leosini. "Consideravamo le donne delle non persone" dice riferendosi ai fatti del Circeo. Nel 2004 ottiene la semilibertà e nel 2005 uccise, con l'aiuto del complice Luca Palaia, e Maria Carmela Linciano (49 anni) e la giovanissima figlia, Valentina Maiorano (14 anni), per derubarle del loro denaro. Soffocate e sepolte a Ferrazzano, madre e figlia erano rispettivamente la moglie e la figlia di Giovanni Maiorano, un pentito della Sacra Corona Unita che Izzo aveva conosciuto in carcere a Campobasso e che gli aveva ‘affidato' le sue donne. Nel 2007 Izzo è tornato in carcere, dove resterà fino alla sua morte dove è tuttora recluso, per il duplice omicidio. Nel 2018 si è autoaccusato del rapimento e dello stupro di Rossella Corazzin, scomparsa da Tai di Cadore nel 1975 e mai più ritrovata. Secondo Izzo, fu uccisa dai suo complici nella villa del medico Francesco Narducci sul Trasimeno. I giudici stanno ancora valutando la credibilità dei suoi racconti.

Cattleya ha recentemente smentito la notizia, data da Il Tempo, che Angelo Izzo avesse collaborato in veste di consulente alla realizzazione della serie TV.