La massacra di botte per violentarla ma lei si ribella, in manette l’aguzzino

Le cronache della Capitale ci consegnano una nuova terribile storia di violenza sulle donne, maturata in un contesto di marginalità ed esclusione sociale. I fatti si sono svolti lo scorso 14 gennaio, quando una cittadina di origine polacca di 37 anni è stata brutalmente pestata da un uomo che voleva violentarla. Arrivata in ospedale con gli evidenti segni delle percosse, la donna ha raccontato la sua storia agli agenti in servizio presso la struttura sanitaria: ad aggredirla l'uomo, un rumeno di 40 anni, che la ospitava nella sua roulette.
Una sera le avances si sono fatte pesanti, l'uomo prima comincia a palparla, poi tenta di immobilizzarla per consumare una violenza sessuale. Ma la ragazza a quel punto trova la forza di ribellarsi e chiama a raccolta tutte le energie di cui è a disposizione: si divincola e assesta un calcio nei genitali al suo aggressore e, approfittando di un momento di smarrimento di quest'ultimo, tenta precipitosamente la fuga. Ma l'uomo riesce a raggiungerla e, andato su tutte le furie per il rifiuto della donna, sfoga su di lei la rabbia e la frustrazione cominciando a colpirla sul viso, poi, dopo averla afferrata per il collo, la sbatte violentemente a terra mollando per un attimo la presa. A quel punto la ragazza capisce che deve tentare il tutto per tutto: si alza nonostante il dolore e comincia correre riuscende a raggiungere l'ospedale, dove trova il coraggio di denunciare quanto accaduto.
Le indagini degli investigatori, affidate agli agenti del Commissariato Colombo, non hanno consentito, nell'immediatezza, di rintracciare il 37enne all'indirizzo indicato dalla vittima. L'uomo infatti, temendo di essere ricercato dalla polizia si era dileguato. Nella giornata di ieri però, dopo vari tentativi andati a vuoto, gli agenti sono riusciti a rintracciarlo in compagnia di un suo amico e a bloccarlo. Ora è accusato del reato di violenza sessuale e lesioni gravi. La donna infatti, a seguito delle percosse ricevute, al termine degli accertamenti dei sanitari, è stata dimessa con una prognosi di 40 giorni.