Potrebbe esserci una svolta nel caso di Maria Sestina Arcuri, la giovane di 26 anni morta la notte tra il 3 e il 4 febbraio 2019 a Ronciglione, in casa della nonna del ragazzo. Un detenuto del carcere di Regina Coeli ha chiesto di essere ascoltato dal pubblico ministero: si tratta di un ex compagno di cella di Andrea Landolfi, il fidanzato della ragazza ora in carcere con l'accusa di omicidio. Secondo alcune indiscrezioni, Landolfi si sarebbe confidato con lui, confessando il delitto. "Sappiamo che una persona ha fatto istanza di incontro con il pubblico ministero perché aveva importanti informazioni sulla questione di Landolfi – spiega a Fanpage.it Vincenzo Luccisano, avvocato della famiglia di Sestina Arcuri – Ho parlato con la Procura, adesso bisognerà vedere se il pm accetterà di sentirlo o meno".

Andrea Landolfi Cudia è in carcere dal 25 settembre 2019. Il 30enne ha sempre negato il delitto, ma per l'accusa sarebbe stato proprio lui a spingere Sestina giù dalle scale e a provocarne la morte. "So che le prove della colpevolezza di Landolfi ci sono già, sono quelle che ha raccolto la Procura – continua Luccisano – Quando arrivano dichiarazioni da parte detenuti vado sempre con i piedi di piombo. Si tratta di testimonianze che hanno una validità limitata. Il testimone, infatti, non dice ‘Ho visto fare quello che ha fatto', ma ‘mi ha raccontato questo'. Ovviamente però sarà la Procura a decidere che valenza dare a queste dichiarazioni".

Maria Sestina Arcuri è morta all'ospedale di Belcolle a Viterbo il 6 febbraio 2019. È arrivata al pronto soccorso con l'ambulanza la mattina del 4 febbraio con un trauma alla testa e una violenta emorragia cerebrale. Per lei, purtroppo, non c'è stato nulla da fare: è morta dopo due giorni di agonia. Si trovava a Ronciglione in casa della nonna del ragazzo: i due avevano trascorso la serata in un pub poco distante, in provincia di Viterbo. Poi, sono tornati a casa. Andrea ha dichiarato agli inquirenti che lui e Sestina sono scivolati insieme giù dalle scale e che inizialmente non pensava che lei stesse male. Si era alzata e si erano rimessi a letto. Diversa la versione dell'accusa, che sostiene che il ragazzo l'abbia lanciata dalle scale, facendole sbattere violentemente la testa. Unica testimone, a parte il figlio di Landolfi, la nonna del trentenne, che ha supportato la sua versione dei fatti. Anche lei è indagata, per false dichiarazioni al pubblico ministero e omissione di soccorso.