Marcello De Vito e Virginia Raggi
in foto: Marcello De Vito e Virginia Raggi

Il prossimo 20 settembre scadrà la misura cautelare degli arresti domiciliari e Marcello De Vito, tuttora indagato per corruzione, tornerà libero e potrà di nuovo occupare il suo seggio di presidente del Consiglio comunale di Roma, carica da cui non si è mai dimesso nonostante l'espulsione dal Movimento 5 Stelle in seguito al suo arresto. Domani il tribunale del Riesame avrebbe dovuto pronunciarsi sull'adeguatezza delle misure cautelari per l'ex esponente pentastellato, ma i suoi legali hanno inviato una lettera di rinuncia all'udienza. La decisione "è frutto di una valutazione difensiva alla quale il nostro assistito si è fiduciosamente rimesso. Le ragioni di questa decisione, poi, sono facilmente desumibili dalla motivazione della sentenza della Corte di Cassazione da correlarsi altresì alla disattesa opportunità che il nuovo Riesame fosse assegnato ad un giudice relatore diverso da quello il cui giudizio è stato cassato dalla Suprema Corte", hanno spiegato i difensori di De Vito, Angelo Di Lorenzo e Guidi Cardinali.

De Vito arrestato: la decisione del Riesame e il ‘ribaltone' della Cassazione

Il Riesame aveva inizialmente rigettato la richiesta di scarcerazione da parte di De Vito, ma la Cassazione aveva ribaltato la decisione e rinviato al Riesame l'analisi dell'istanza. Questo perché, avevano spiegato i giudici, l'atto per cui è accusato De Vito, "in relazione alla vicenda riguardante il progetto di realizzazione dello stadio della Roma Calcio", sta nell'aver "presieduto l'assemblea del 14 giugno 2017, esprimendo in quella sede il proprio voto favorevole all'approvazione del progetto" del nuovo stadio. "L'assunto risulta gravemente insufficiente sul piano della motivazione". De Vito commentò così le motivazioni dei giudici: "La Suprema Corte di Cassazione ha pubblicato i motivi sulla base dei quali ha gravemente censurato l'assunto accusatorio del Tribunale di Roma, accogliendo cosi le censure difensive e mettendo in discussione la legittimità del mio arresto, risultato basato su mere congetture, argomentazioni illogiche e ‘addomesticate'. Continuerò a difendere la mia innocenza, la mia reputazione e la mia onestà in ogni sede, sempre con la dignità che mi contraddistingue dagli altri miei colleghi, che senza scrupolo alcuno fanno comodi proclami senza dimostrare fiducia, garantismo e senza nemmeno il coraggio di autocritica".