Manuel Bortuzzo
in foto: Manuel Bortuzzo

Un sogno e un obiettivo da conquistare: partecipare alle Paralimpiadi di Tokyo 2020. In un'intervista rilasciata a Sette, il settimanale del Corriere della Sera, Manuel Bortuzzo ha rivelato di volersi impegnare per far parte della squadra azzurra che parteciperà ai giochi: "Non avevo mai visto prima il nuoto paralimpico. La nostra Nazionale è una delle più forti del mondo. Battere quegli atleti richiede il doppio di carattere. Bene. Dovrò mettermi sotto tanto, per competere". Manuel, ha raccontato il padre Franco, ha cominciato a nuotare all'età di quattro anni e a tredici era già considerato un gran talento. Il Centro federale di Ostia lo scelse e lui, a 17 anni, andava e tornava da casa, Treviso, per sostenere gli allenamenti. Nove chilometri in vasca di mattina, nove di pomeriggio e un'ora di palestra. Dopo il colpo di pistola in seguito al quale è rimasto paralizzato, la sua vita è cambiata. Ha trascorso settimane ricoverato all'ospedale San Camillo di Roma, poi alla Fondazione Santa Lucia per  la riabilitazione e ora si trasferirà in un appartamento all'Eur, a circa dieci chilometri dal Santa Lucia, che Manuel continuerà a frequentare in regime di day hospital. "Appena arrivano i mobili, mi trasferisco. La nuova casa non è grandissima, ma è tattica. Mi dà una certa indipendenza, se vengono a trovarmi gli amici, o la mia ragazza", ha raccontato Manuel al Corriere.

La sua fidanzata, Martina, l'ha conosciuta al centro federale di Ostia. "All’inizio ci allenavamo in gruppi diversi. E poi qualcuno mi ha detto che io le piacevo. Allora mi sono fatto coraggio e ho cominciato a parlarle. Ci siamo legati subito e, adesso, ancora di più". Lei era presente la sera del ferimento e già dopo poche ore aveva dichiarato che non avrebbe lasciato Manuel da solo. In tanti, ha raccontato il neo 20enne, "mi dicono o mi scrivono: sei un esempio. Bene. Sono contento, ancora di più perché sono riuscito a esserlo rimanendo me stesso. Strano, no? Nella sfortuna ci sono stati lati positivi".