Aveva un tariffario Luca Odevaine, l'ex capo di gabinetto di Walter Veltroni quando era sindaco di Roma, che secondo i pm, dalla sua poltrona al tavolo per la gestione dell'emergenza Nord Africa, pilotava l'assegnazione dei bandi per l'assegnazione dei centri d'accoglienza e dei servizi dietro lauti pagamenti. "Altre cose in giro per l'Italia … possiamo pure quantificare, guarda … se me dai … cento persone facciamo un euro a persona … non lo so, per dire, hai capito? E …e basta, uno ragiona così dice va beh … ti metto 200 persone a Roma, 200 a Messina … 50 là … e … le quantifichiamo, poi…", così parlava nel corso di un'intercettazione riportata nel dispositivo cautelare emesso dal gip Flavia Costantini Odevaine, l'uomo che trasformava l'emergenza umanitaria in affari d'oro, per se e per le coop pronte a pagare. "Nel corso della conversazione Odevaine – scrive il giudice – individua il criterio di calcolo delle tangenti dovute in base al numero di immigrati ospitati nei centri, arrivando a prospettare un vero e proprio ‘tariffario per migrante ospitato".

In particolare secondo l'inchiesta bis su mafia capitale Odevaine avrebbe avuto un rapporto di natura corruttiva con il gruppo ‘La Cascina', dal quale avrebbe avuto uno stipendio fisso prima fissato a 10mila e poi a 20mila euro per indirizzare i bandi per i servizi all'interno dei centri di accoglienza e in particolare del CARA di Mineo in Sicilia. "Sono dimostrati in maniera incontrovertibile da una pluralità di intercettazioni ambientali, che hanno consentito da un lato di registrare incontri diretti tra Odevaine e gli esponenti del gruppo La Cascina, nel corso dei quali sono stati concordati i dettagli dell'accordo corruttivo, la consegna di somme di denaro in esecuzione degli accordi, la alterazione delle gare in corso per favorire il gruppo La Cascina, e dall'altro di acquisire la narrazione che del contenuto di tali accordi fa lo stesso Odevaine a diversi suoi interlocutori", scrive ancora il gip Costantini.

Non a caso ad essere coinvolti nell'inchiesta sono anche Domenico Cammissa, Salvatore Menolascina, Carmelo Parabita e Francesco Ferrara, tutti manager della cooperativa La Cascina. Mentre Francesco Ferrara è finito in carcere per gli altri tre sono stati disposti gli arresti domiciliari.