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Mafia capitale, il “libro nero” e il tariffario dei politici

Sul registro contabile dell’organizzazione, nomi e cognomi dei politici “stipendiati”, delle persone da far assumere, degli imprenditori collusi.
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A cura di Enrico Tata
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Tutto era annotato nel libro mastro dell'attività criminale dell'organizzazione. Ogni tangente e il suo destinatario, pubblico o privato. Lo chiamavano il “libro nero”. “Mamma mia… mi inquieta un po'… sono quelle cose un po' così…”, sono le parole di Massimo Carminati in una delle tante intercettazioni telefoniche trascritte sull'ordinanza del gip. Inquietava anche lui quel registro contabile che disegna la storia criminale della sua organizzazione mafiosa. Un libro che fa tremare la politica e la pubblica amministrazione. Nomi e cognomi dei politici "stipendiati", delle persone da "ssitemare" e fare assumere, degli imprenditori a libro paga. Nadia Cerrito, la segretaria personale di Salvatore Buzzi, ha il compito di tenerlo nascosto a casa sua. Ed è proprio lì che, ieri, i Carabinieri del Ros lo hanno ritrovato durante la perquisizione.

Ogni mese uscivano almeno 27mila euro in tangenti e “stipendi”. Per Franco Panzironi, ex amministratore delegato di Ama erano previsti 15mila euro mensili, più altri 120mila come compenso per aver pilotato un appalto a favore di Buzzi. “L’hai fatte le fatture? perché devo da’ i 20 mila a Panzironi, non c’avemo più una lira”, dice Buzzi in un'intercettazione. Lo chiamavano il “Tanca”. Ci sono poi i 5mila euro per Luca Odevaine, ex segretario di Veltroni e funzionario della provincia e i 1.500 per Mario Schinà, ex dirigente del Comune che faceva da tramite tra lui e Buzzi.  Stipendio fisso anche per il braccio operativo in Eur Spa Carlo Pucci, dirigente speciale Carminati da l'indicazione ai suoi: "Compà fajè fa bene, dovemo fallo contento lui ma più contenti dovemo essere noi". “Solo per metteme a sede a parlà con Coratti 10 mila gli ho portato”, racconta Buzzi.“Me lo so’ comprato”, dice. E Mirko Coratti, presidente del consiglio comunale di Roma, avrebbe intascato anche altri 150mila euro qualora fosse intervenuto per sbloccare un pagamento di 3 milioni sul sociale. Poi ci sono anche 10mila euro consegnati a Eugenio Patanè, consigliere regionale del Partito Democratico. Buzzi riferisce  anche di “un pagamento di 75mila euro per cene elettorali a favore di Alemanno” fatte arrivare alla Fondazione Nuova Italia, di cui l’ex sindaco è presidente.

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