Si comincia a discutere della fase 2 dell'emergenza. Come si sta organizzando Roma Capitale?

È il desiderio dell'intero paese di uscire dalla condizione di isolamento in cui ci troviamo, ricominciare a sentirci liberi. Per ora non ci sono decisioni del Governo e quando ci saranno tutti si dovranno attenere. Ci sono delle ipotesi allo studio ma Ci vorrà ancora tempo ed è evidente che non torneremo alla normalità: la riapertura sarà graduale. Come assessore alla Cultura, assieme ai colleghi delle grand citta' italiane, ci stiamo adoperando affinché il Governo tuteli l'interezza delle persone che lavorano nel settore della cultura, e che progressivamente alcune attività possano riaprire. Come dimostrano le canzoni cantante e la musica suonata dai balconi, è evidente che la cultura e l'arte costruiscono e garantiscono il nostro stesso essere comunità di cittadini. Già nella primissima fase, dove è possibile garantire il contingentamento degli ingressi e il distanziamento sociale (ad esempio i musei), sono convinto che la cultura possa ripartire.

Roma, oltre ad essere la capitale d'Italia è una città globale, dove i flussi di turisti ma anche di persone che vengono da tutto il Paese e il mondo muovono una parte consistente del sistema economico. Che effetti avrà la riduzione della mobilità globale dovuta alla pandemia sul medio periodo? Cosa deve fare la politica per affrontare questa crisi?

È evidente che le città d'arte si dovranno ripensare, con un calo drastico del turismo in particolare quello estero ed è difficile fare previsioni se questo potrà essere compensato dal turismo interno. È una crisi di natura sistematica. Nell'ultimo decenni l'Italia ha rincorso i ricavi derivanti dall'attività turistica per compensare la crisi e la scarsa competitività di altri comparti. Roma non è Venezia e forse neanche Firenze, ma la cessione progressiva di alcune porzioni di città, le più pregiate, all'uso e consumo esclusivo del turismo è un processo che si e' consolidato in questi anni e che personalmente ho sempre contestato e cercato di arginare.

La crisi innescata dal coronavirus deve essere occasione per ripensare il modello di turismo?

Deve essere un'occasione per farlo, ma per prima cosa oggi dobbiamo capire che l'impatto sarà fortissimo sul comparto turistico. Non torneremo in brevissimo tempo ai flussi turistici a cui siamo stati abituati fino a poche settimane fa, e in questa prospettiva è sano immaginare un cambio di paradigma, come acceleriamo la riconversione del settore verso un turismo sostenibile. Ma per farlo serve oggi essere a fianco degli operatori del settore, dare supporto aiutando la riconversione, almeno parziale. E' indispensabile evitare il crollo del settore.

Ha promosso con alcuni suoi colleghi, nello specifico gli assessori alla Cultura di Milano, Firenze e Torino, un appello per la tutela dei lavoratori dello spettacolo che rischiano di essere gli ultimi a tornare a lavoro e di non ricevere un sostegno adeguato in questo momento…

La tutela dei lavoratori della cultura è necessaria e non ci sono strumenti adeguati. I così detti prestatori d'opera, chi entra ed esce dal mercato del lavoro prestando il proprio lavoro da uno spettacolo all'altro, da una commissione all'altra, spesso non sono lavoratori dipendenti ma neanche una classica partiva Iva. O se hanno contratti di lavoro dipendente, sono intermittenti, a chiamata. Questo vale per tutti i livelli o quasi: i tecnici luci e audio, i curatori, chi si occupa della comunicazione, molti artisti stessi e così via. Si tratta di lavoratori che sono rimasti esclusi dal primo decreto Cura Italia, stiamo chiedendo che invece che le nuove misure tutelino in maniera adeguate queste figure professionali così peculiari che sono fondamentali nel settore culturale. Gli intermittenti devono avere accesso alla cassa integrazione straordinaria, i prestatori d'opera a un reddito d'emergenza.

L'allargamento della platea del reddito di cittadinanza può essere lo strumento adeguato?

Certamente si può pensare di formulare uno strumento d'emergenza a partire dal reddito di cittadinanza per garantire anche ai lavoratori della cultura un sostengo in questo momento di crisi. Sul prossimo futuro dobbiamo immaginare che lo Stato dovrà necessariamente intervenire per garantire la ripresa anche nel settore culturale che svolge una funziona non solo di creazione di ricchezza, ma anche una funzione di coesione sociale fondamentale.

Dicevamo all'inizio: la cultura e l'arte come funzione non solo economica ma anche di coesione sociale…

Esattamente. Ci sono istituzioni culturali, musei o manifestazioni, che possono di per sé non solo generare reddito ma anche profitto. Altre invece producono sì ricchezza in termini crescita culturale e sociale, ma non necessariamente profitti. Capire questo è fondamentale: il comparto culturale non può essere trattato alla stregua di qualsiasi altro settore produttivo. Questa crisi ci deve consegnare un ruolo del pubblico preminente nella gestione e del finanziamento delle politiche culturali. Intendiamoci: industrie creative, mecenati e sponsor sono fondamentali e sono necessari maggiori vantaggi fiscali insieme a strumenti di tutela del lavoro. Ma un ruolo fondamentale spetta alla presenza pubblica, lo Stato dal livello centrale alle amministrazioni locali a dover intervenire con politiche culturali per garantire che svolgano il ruolo di collante sociale, di costruzione di comunità e identità.

Come sarà la prossima Estate Romana?

È presto per dirlo, di certo sarà diversa dal solito. Abbiamo prolungato i termini del bando triennale per garantire agli operatori culturali di rimodulare la loro proposta sia nel tempo che nelle modalità. Alcune cose si potranno fare, altre temo invece no. Da parte di Roma Capitale c'è l'impegno per garantire ogni sforzo possibile per non perdere la stagione, ovviamente garantendo il rispetto delle regole e la tutela della salute.