Sta facendo molto discutere la lettera inviata dall'ex preside dell'Istituto Comprensivo Tullia Zevi di Casal Palocco, quartiere residenziale alla periferia di Ostia, dove vanno bambini dalla materna alle scuole medie. Nella sua lettera di commiato la dirigente scolastica Eugenia Rigano punta il dito contro i genitori, e in particolare contro le mamme degli alunni, accusate di presentarsi in un abbigliamento troppo di disinibito negli ambienti scolastici."Le signore agée che esordiscono cercando visibilità negli organi collegiali in minigonna e calze a rete perché si lamentano poi se le figlie, non proprio silfidi, vengono sbeffeggiate dai compagni di classe? – scrive Rigano – I simpatici promotori di chat di classe, che appena costituito il gruppo cominciano ad azzannarsi tra loro con turpiloquio e minacce, perché si lamentano quando poi tra i figli si producono episodi di violenza e bullismo?".

Cosa abbia a che fare l'abbigliamento delle madri degli alunni con il bullismo non è però chiaro: sopratutto quando si consiglia a bambine e ragazzine magari sovrappeso di vestirsi in modo giudicato da lei adeguato alla loro forma fisica per non essere prese in giro. Non dovrebbe essere la scuola a educare al rispetto delle differenze e a combattere stereotipi e pregiudizi? Quel che è certo è che il rapporto tra la preside e l'ambiente scolastico non è stato mai idilliaco denunciando "decine di lettere minatorie, il taglio di tre copertoni, e una capillare attività diffamatoria". E quindi conclude con un "molti nemici molto onore" di mussoliniana memoria, come minimo un'espressione fuori luogo.

Ma che idea ha della scuola la prof. Eugenia Rigano? Presto detto: "Non bisognerebbe mai dimenticare che la scuola, come ci insegnano anche eminenti psicologi, è un dispositivo, come la caserma, il convento, o il carcere, che trae la propria efficacia da un sistema di regole". Una caserma, un convento, un carcere? Inutile dire che la lettera sta facendo discutere con una selva di commenti, per lo più negativi, di genitori ed ex genitori dell'istituto scolastico, molti dei quali non nascondono un sospiro di sollievo per il cambio ai vertiti dell'istituto.

La lettera dell'ex preside ai genitori

Cari genitori, al termine di cinque anni di incarico desidero congedarmi da Voi con un breve saluto. E mi perdonerete se lo farò con spirito ormai non più di dirigente, ma cedendo ad una vocazione piuttosto didascalica. Avendo ricevuto molte calorose attestazioni di stima e affetto, desidero innanzi tutto ringraziare coloro che hanno ritenuto di esprimerle. Ma desidero anche lasciarVi un piccolo voto, affinché la mia esperienza trentennale di insegnante e quella di Dirigente possano aiutarVi a portare avanti il difficile compito di genitori in una relazione delicata quale è quella scuola-famiglia.

Negli anni ’70 i cosiddetti decreti delegati (subito ribattezzati ‘decreti Malfatti’ dal nome del Ministro loro patrocinatore, ma con evidente allusione alla qualità dei loro contenuti nel giudizio degli operatori della scuola dell’epoca), riassorbiti in seguito negli anni ’90 nell’ormai antiquato Testo Unico delle leggi della scuola, aprirono alla partecipazione massiccia delle famiglie nella gestione della scuola. Con quali esiti, con quali effetti benefici, e con quali criticità, non sta a me stabilirlo. Quello cui però oggi assistiamo è una grande confusione di ruoli, e incertezze da cui discendono inutili conflittualità. Quello che la normativa non può analiticamente prevedere, e raramente assurge a situazioni tanto eclatanti da dar luogo ad una specifica giurisprudenza (docenti malmenati, genitori sindacalisti dei propri figli fino alla violenza fisica) resta confinato nel magmatico territorio del buonsenso. Ma non bisognerebbe mai dimenticare che la scuola, come ci insegnano anche eminenti psicologi, è un dispositivo, come la caserma, il convento, o il carcere, che trae la propria efficacia da un sistema di regole. E sarebbe bene, vorrei aggiungere, che si fondasse anche su un sistema di competenze professionali, ma soprattutto relazionali, non solo dei ‘professionisti’ della scuola, ma anche di quei genitori che aspirano a posizioni apicali di gestione al suo interno. Per spiegarmi meglio, e, beninteso, senza alcun riferimento a fatti o persone: se un genitore venditore di water-closet volesse entrare in posizioni di governance nella scuola sarebbe certamente encomiabile e degno di ogni attenzione quando volesse esprimersi sulla qualità ed ergonomicità di quel dispositivo che ha migliorato la vita di tutti noi, sostituendo la scomoda ‘comoda’.

Ma se lo stesso pretendesse di formulare bandi di gara o regolamenti interni sull’unica base della propria esperienza professionale e senza ascoltare gli ‘addetti ai lavori’, cosa potrebbe produrre? Lo stesso dicasi per gli aspetti relazionali. I simpatici promotori di chat di classe, che appena costituito il gruppo cominciano ad azzannarsi tra loro con turpiloquio e minacce, perché si lamentano quando poi tra i figli si producono episodi di violenza e bullismo? Le signore âgée che, divorate dal loro demonio meridiano, e non avendo mai trovato miglior palcoscenico, esordiscono cercando visibilità negli organi collegiali in minigonna e calze a rete perché si lamentano poi se le figlie, non proprio silfidi, vengono sbeffeggiate dai compagni di classe? Non sono loro che hanno puntato tutto sull’apparenza? E allora bisogna chiedersi: hanno mai riflettuto costoro sul valore dell’esempio? Perché la scuola non è un parco giochi. E se giocattolo vogliono farla diventare, sappiano che è un giocattolo pericoloso. Perché i nostri figli vi trascorrono la metà del loro tempo; perché, ci piaccia o no, ne traggono esempi ed esperienze su cui conformare giudizi e comportamenti. E’ per questo che tutti i genitori dovrebbero sentirsi coinvolti nella gestione della scuola, e non lasciare il campo a quelli che gridano più forte o si fanno vedere di più. Sulle parole del vecchio Giorgio Gaber, dovrebbero ricordare che “libertà è partecipazione”. E il silenzio dei ben-pensanti apre la strada a derive pericolose. La Storia, anche recente, ci dà testimonianza di come le maggioranze silenziose siano state messe tragicamente a tacere da perniciose minoranze starnazzanti! Alcune mamme, carissime tra le care, mi hanno augurato di trovare in futuro un ‘ambiente meno ostile’. A loro vorrei rispondere con una vecchia frase, per la verità un po’ connotata: “Molti nemici molto onore”. Perché un dirigente troppo amato da tutti, docenti e genitori, è spesso, purtroppo, qualcuno che ha lasciato ‘riposare’ quei tutti nelle loro ‘comodità’ e cattive abitudini. Certamente, mi dicono esserci dirigenti le cui presidenze, prima di Natale, farebbero invidia alle anticamere di certi ministri anni ’80 per abbondanza di ‘presenti’. Io invece vi testimonio con orgoglio quali doni ho ricevuto in questi cinque anni: decine di lettere minatorie, il taglio di tre copertoni, e una capillare attività diffamatoria. Evidentemente ho ‘scomodato’ parecchi, e non dovevano essere certo i migliori, se si sono serviti di tali mezzi! Per parte mia, spero di aver donato ai Vostri figli qualche ‘lente’ in più per guardare al mondo, attraverso l’ampia progettualità incessantemente promossa. Per questo oggi in questa scuola i ragazzi cantano arie delle opere più celebri; conoscono la tecnica antica delle icone; apprezzano il tennistavolo anche come pratica di inclusione; hanno imparato a gustare il latte e i suoi derivati, a conoscere i prodotti ittici della filiera corta, a piantare un orto; hanno scoperto il gusto della manualità in café tricot; hanno imparato a difendersi dalle insidie della rete e a smascherare il bullismo al suo insorgere attraverso le decine di interventi di organizzazioni specializzate e delle Forze dell’Ordine, in particolare quelle del territorio, cui va il mio più sentito apprezzamento e ringraziamento. Buona fortuna a tutti Prof.ssa Eugenia Rigano