È da qualche settimana uscito un libro molto importante per parlare di Roma. È intitolato "Le mappe della disuguaglianza. Una geografia sociale metropolitana" (Donzelli), gli autori sono Keti Lelo, Salvatore Monni, Federico Tomassi, tre ricercatori che da anni curano il blog MappaRoma, per capire la città a partire da dati e numeri, provando ad andare oltre quelli che sono diventati ormai i luoghi comuni e i cliché con cui la capitale viene rappresentata sui media e nel discorso politico. Uno sforzo che ha prodotto un agile saggio utile a tutti quelli che si vogliono impegnarsi per capire i tanti problemi che affliggono la città, la loro origine e distribuzione, ma soprattutto cercare il modo di risolverli. Un libro da consultare che si può leggere cercando gli elementi di proprio interesse per temi o territorio, o dall'inizio alla fine. Un libro da tenere a portata di mano perché può sempre tornare utile per capire cosa accade quando leggiamo sui giornali un caso di cronaca.

Tramite 26 mappe che prendono in esame i flussi di voto, l'occupazione e la disoccupazione, il livello di scolarizzazione, la distribuzione di servizi e centri culturali, la tipologia di abitare e proprietà immobiliare, la diffusione di case popolari, la qualità e la diffusione dei trasporti urbani, la condizione femminile, la presenza di cittadini migranti possiamo scandagliare tutta la città, dal centro alle sue più lontane propaggini, mettendo a confronto i risultati (quando possibile dalla presenza di dati adeguati) con le aree metropolitane di Napoli, Torino e Milano. Scopriamo così una città dove le disuguaglianze lungo la crisi economica si sono ancora più approfondite, dove il quartiere dove abita rischia di segnare il futuro di un ragazzo o di una ragazza. Una città le cui periferie hanno travalicato da tempo i confini del Grande Raccordo Anulare, e dove alla vergogna dei borghetti e delle baracche si sono sostituiti quartieri ghetto dove i figli dei baraccati hanno preso casa.

A Roma è la forma stessa della città ad acuire le disuguaglianza. La mancanza di pianificazione urbanistica e la nascita di isole urbane scollegate l'una dall'altra, la scarsa densità edificatoria in periferia hanno creato una città dove interi territori sono isolati e dove i servizi sono assenti. Un processo ben descritto da Walter Tocci nella postfazione del volume, un breve ma ricco saggio che rappresenta anche un'autocritica degli anni di governo di centrosinistra di cui lo stesso autore è stato protagonista come assessore, indicando la necessaria ricucitura urbana e sociale che servirebbe a Roma per non far prolificare i ghetti urbani (che sempre più spesso finiscono in mano alle mafie) e una riforma istituzionale che trasformi il comune di Roma in un ente di governo di natura regionale, come accade per le altre grandi metropoli capitali di Europa, come la giusta direzione per risolvere squilibri e difficoltà della città.

Le cartine del libro descrivono dei fenomeni dal punto di vista quantitativo e possono uno strumento importante sopratutto per tutti quegli attori (associazioni, comitati, municipi ecc) che possono aggiungere a una fotografia fatta di numeri e dati, un'analisi qualitativa della realtà dei vari quartieri grazie al loro osservatorio privilegiato e alla loro esperienza quotidiana. In ultimo: la bibliografia rappresenta un buon inizio per chi si vuole orientare sulla produzione di studi, saggi, proposte sulla città di Roma.