Foto di: Romanismo ostinato e contrario
in foto: Foto di: Romanismo ostinato e contrario

"Cor core acceso da ‘na passione undici atleti Roma chiamò". Queste sono le prime parole di Campo Testaccio, l'inno che i tifosi giallorossi cantano in omaggio a quella che è stata la prima casa della Roma. Ma dove prima sorgeva quello storico stadio, ormai crescono soltanto erbacce. La gestione di Campo Testaccio, o meglio, di ciò che ne rimane, è passata nelle mani del Primo Municipio. Tutto è avvenuto lo scorso 2 aprile in Assemblea Capitolina. Nell'atto, presentato dal consigliere del Movimento 5 Stelle Angelo Diario, vengono interamente riclassificati alcuni impianti sportivi di Roma: uno di questi è il glorioso Campo Testaccio, casa della Roma giallorossa che in questo terreno di gioco ha cominciato a dare i primi calci al pallone. Il campo è stato inserito all'interno dell'Allegato C, il punto del documento in cui si trovano i cosiddetti "Impianti di rilevanza municipale" che, secondo quanto riportato sul sito del Comune di Roma, sarebbero delle strutture affidate in concessione a organismi sportivi, ai quali spetta la manutenzione e la gestione dell'impianto stesso. Adesso la palla passa alle istituzioni capitoline, con la Commissione Sport che negli scorsi giornisi è riunita per discutere dei primi lavori di riqualificazione dell'impianto giallorosso. La presidente del Municipio Sabrina Alfonsi ha spiegato che in futuro "saranno richieste in bilancio le risorse necessarie per la risistemazione dell'area". Oggi l'annuncio dell'assessore allo Sport Daniele Frongia: è pronto il bando da 250.000 euro per dare una nuova vita a Campo Testaccio dopo più di dieci anni di completo abbandono.

Campo Testaccio oggi
in foto: Campo Testaccio oggi

La storia di Campo Testaccio

La storia di Campo Testaccio comincia nei primi anni '20 del secolo scorso, dopo la fusione tra le società che diedero origine all'attuale As Roma. L'impianto fu progettato da Silvio Sensi, padre di Franco Sensi, il presidente del terzo scudetto romanista. Silvio, ingegnere di professione, realizzò uno stadio sul modello inglese, simile al Goodison Park dell'Everton. Si trattava di un impianto piccolo, con quattro tribune di legno dipinte in giallo e rosso e con i tifosi a due passi dal terreno di gioco. La struttura poteva contenere un massimo di 20mila spettatori, esattamente come molti attuali impianti di Oltremanica. Campo Testaccio fu la prima casa non solo della Roma, ma anche di molti calciatori: su quel campo si sono susseguiti giocatori che hanno fatto la storia del club capitolino, come il portiere Guido Masetti e il tuttofare Fulvio Bernardini, al quale la dirigenza giallorossa ha voluto dedicare il nuovo centro sportivo. La neonata Roma, voluta dal primo presidente Italo Foschi, giocò in questo impianto fino alla stagione 1939-40, poi la struttura venne sostituita da una costruzione in cemento, prima del definitivo abbattimento. Tra tentati progetti di riqualificazione e bandi di assegnazione mai andati in porto Campo Testaccio ha conosciuto anni di oblio, fino a un possibile punto di svolta negli anni 2000, con l'idea di edificare un altro impianto al suo posto. Il nuovo stadio avrebbe dovuto avere dimensioni inferiori rispetto al suo predecessore, per un progetto che prevedeva un impianto da 10mila posti. Sarebbe dovuta essere la sede per gli allenamenti della Roma e per le partite delle giovanili, ma poi il progetto cadde in prescrizione fino al 2008, quando si decise di abbandonare l'idea dello stadio per costruire un parcheggio sotterraneo che non vide mai la luce. Soltanto lo scorso novembre è stata ultimata la bonifica di Campo Testaccio e le erbacce che coprivano il campo sono state interamente rimosse, ma i cittadini aspettano di conoscere l'effettivo futuro di un campo senza più erbacce ma con tanti dubbi intorno al suo destino.