Dopo 178 contagi ufficiali e 21 decessi registrati la Regione Lazio ha deciso di ritirare l'accreditamento alla casa di cura San Raffaele Rocca di Papa di Antonio Angelucci. Il 19 aprile la Asl ha inviato alla Regione una relazione durissima sulla struttura sanitaria, fotografando la non separazione tra i pazienti Covid positivi e i pazienti non covid. In particolare, si leggeva sul documento, "i posti letto al primo piano (11) risultano vuoti, mentre al piano terra sono così occupati: 13 posti letto con pazienti ‘No-Covid’ e 29 con pazienti ‘Covid-19”. Nella zona Rsa, invece, “piano primo, reparto con 80 posti letto, presenti 72 degenti di cui 44 positivi al Covid 19 e 28 negativi". Inoltre gli ispettori rilevano la "mancata separazione dei reparti tra degenti Covid e No Covid", "assenza di percorsi assistenziali e di servizio differenti per pazienti Covid e No Covid", "assenza di personale assistenziale dedicato specificatamente o ai pazienti Covid o ai pazienti No-Covid", "presenza di locali non adeguati per la vestizione e la vestizione degli operatori sanitari”, “assenza di idonea separazione all’interno dei reparti tra i percorsi ‘pulito’ e ‘sporco’", "mancato controllo del confinamento dei pazienti Covid positivi, con relativa commistione fra pazienti positivi e negativi".

 

L'azienda ha avviato la procedura di licenziamento per i dipendenti

L'azienda, che fa capo alla famiglia Angelucci, ha fatto partire la procedura di licenziamento per 160 lavoratori e lavoratrici dopo l'annuncio dell'assessore regionale alla Sanità, Alessio D'Amato, che qualche settimana fa aveva anticipato la possibilità del ritiro dell'accredito per la struttura. La mossa dell'azienda, aveva spiegato ai microfoni di Fanpage.it Natale Di Cola, segretario CGIL Roma e Lazio, "è illegittima. È evidente che si sta facendo pressione sulla Regione affinché faccia marcia indietro rispetto agli orientamenti dichiarati in questi giorni. Se ci sono stati degli errori chi ha sbagliato deve pagare, perché parliamo di soldi pubblici e vanno gestiti secondo le regole. Dall'altra però è chiaro che non possono esserne i lavoratori a pagarne le conseguenze. Bisogna aprire un'interlocuzione istituzionale per tutelare i lavoratori".

Il focolaio del San Raffaele

Il primo annuncio sul focolaio del San Raffaele fu pubblicato lo scorso 14 aprile: Nella Asl Roma 6, si leggeva, si registrano "64 nuovi casi positivi di cui la maggior parte riferibili al San Raffaele di Rocca di Papa su cui è in corso un audit a cura della Asl competente e del SERESMI". Pochi giorni dopo fu scoperto che il legale rappresentante della casa di cura, in carica dallo scorso primo marzo, era sprovvisto del titolo di specializzazione. Così all'epoca la Regione Lazio: "E’ un fatto grave che la gestione sanitaria di un presidio così importante sia stata affidata ad un medico sprovvisto del titolo di specializzazione la diffida è stata anche notificata all'Ordine dei Medici di Roma e inviata ai Carabinieri dei NAS. Dai primi rilievi dell’audit clinico che sta svolgendo la Asl Roma 6, in accordo con il SERESMI (servizio regionale sorveglianza malattie infettive – Spallanzani) emerge che le misure di prevenzione finora adottate non risultano efficaci e che non sono state rispettate le disposizioni impartite dalla Regione sin dal febbraio scorso. La documentazione verrà messa a disposizione delle autorità competenti".