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La Piccola Orchestra di Tor Pignattara: il sound dei ragazzi della Roma meticcia (Video)

La Piccola Orchestra di Tor Pignattara da quattro anni mette insieme giovani e giovanissimi cittadini migranti, spesso di seconda generazione, per superare con la musica l’esclusione sociale e il razzismo. Il racconto di questa orchestra e di questo sound meticcio attraverso un video di Francesco Piotti e le parole di Pino Pecorelli a Fanpage.it.
A cura di Valerio Renzi
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Foto di Serena De Angelis
Foto di Serena De Angelis

Tor Pignattara, lungo via Casilina, una volta una borgata ora un quartiere semi centrale della città ad altissimo tasso di presenza migrante crocevia di storie, viaggi e mondi. Per alcuni è la "Molenbeek di Roma", e il riferimento al quartiere di Bruxelles dove sono cresciuti e si sono nascosti molti dei membri che hanno organizzato e attuato gli attentati terroristi di Parigi e nella capitale belga, per altri solo un quartiere pieno si di contraddizioni e problemi, ma dove bisognerebbe occuparsi dei servizi che non ci sono, invece di inseguire il fantasma del radicalismo islamico.

Qui quattro anni fa è nata la Piccola Orchestra di Tor Pignattara, da un'idea di Domenico Coduto e sotto la direzione artistica di Pino Pecorelli, musicista e compositore, già tra i protagonisti dell'esperienza dell'Orchestra di Piazza Vittorio da ben 14 anni. Proprio con lui abbiamo parlato della Piccola Orchestra e di cosa rappresenta questo progetto musicale e sociale allo stesso tempo: "Io faccio musica questo è il mio mestiere e non quello di trovare soluzioni a problemi così complessi, ma quello che so è che se si interviene sul welfare, sul benessere delle persone, si previene la quotidianità dalla violenza, la criminalità e perché no anche dal terrorismo".

Da quattro anni con passione Pino guida la sua band di giovani che da tutto il mondo sono arrivati a Roma, tanti sono seconde generazioni, figli di migranti arrivati tra gli anni '80 e '90 e non conoscono altra casa che la capitale, un lavoro che gli ha portato grandi soddisfazione nonostante il disinteresse delle istituzioni: "Malgrado i risultati tangibili, dal punto di vista artistico e sociale, ottenuti con pochi mezzi e con grande impegno, non abbiamo mai ricevuto nessuna attenzione e nessun aiuto concreto".

Eppure la musica, suonare assieme, può essere una strada per cambiare, giorno dopo giorno, con la testardaggine dell'allenamento quotidiano e superando gli inevitabili conflitti, il nostro modo di vedere le cose: "Un ragazzino di 16 anni lasciato tutto il pomeriggio da solo in strada, senza una lira in tasca e senza un'opportunità di svago è chiaro che può prendere delle brutte strade. – spiega Pino dall'alto della sua esperienza di timoniera dell'orchestra – Messo con uno strumento in mano o davanti un microfono, oltre a scoprire una maniera sana di esprimersi e stare con gli altri, potrà farne chissà anche un mestiere: noi abbiamo musicisti bravissimi, che con tutta probabilità riusciranno a fare della musica il loro lavoro, o almeno ci potranno provare con la loro capacità".

Ragazzi e ragazze giovani e giovanissimi, che raccontano con le loro parole e note il loro vissuto: "Ora stiamo lavorando insieme a testi e musiche per un nuovo album: non sono più io che gli propongo le musiche da eseguire, ora le scriviamo insieme. E il suono che esce fuori sarà forse sarà il nuovo sound del nostro paese: tra un bassista senegalese, un chitarrista filippino e un rapper nigeriano anche se parlano la stessa lingua e sono nati a Roma, viene fuori qualcosa di inedito".

Canzoni che parlano del razzismo, della difficoltà di essere romani ma al contempo stranieri, la vita in un quartiere che finisce sui giornali solo per quando c'è da inseguire qualche fantasma o raccontare qualche fattaccio di cronaca, e mai per le cose belle (e sono tante) che vi accadono. Un frullato di suggestioni, strumenti e voci che si rincorrono per dar vita a un sound inedito, che viene fuori dalle strade di una città che è già meticcia, ma fa finta di non saperlo.

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