Marcello Fonte vince il premio come migliore attore protagonista al Festival di Cannes. Quando Matteo Garrone si è innamorato di lui recitava in uno spettacolo di detenuti di Rebibbia. Aveva preso il posto di uno degli attori, morto durante le prove per un improvviso malore. Del suo viso che già è una storia e del suo umorismo, delle suo movenze dinoccolate e del suo sorriso. Quella di Marcello Fonte sembra una favola, di quelle che si vedono al cinema. Prima di essere il protagonista di Dogman è stato uno degli abitanti del Nuovo Cinema Palazzo, occupazione nel cuore del quartiere di San Lorenzo a Roma, dove questa sera è stata festa grande. Attore, ma anche elettricista, attivista, narratore instancabile

Qui Marcello ha vissuto anche negli ultimi anni, ultimo approdo di una vita difficile e dove non sono mancate le ristrettezze. Nato nel 1978 a Melito di Porto Salvo, il paese più a sud della Calabria, e cresciuto nel piccolo centro di Archi alle porte di Reggio, arriva a Roma a fine anni '90 con nessun soldo in tasca. Campa facendo lavoretti, anche sui set cinematografici. Sa fare tutto: lavora con le mani, aggiusta, lega tubi e fili e si arrangia anche a vivere in una cantina senza servizi, mentre segue il fratello sui set di Cinecittà.

Quando a Roma scoppia la straordinaria stagione di fervore artistico e culturale inaugurata dall'occupazione del Teatro Valle, qui Marcello trova improvvisamente la sua casa, il luogo dove finalmente può esprimersi, conoscere e imparare. C'è sempre bisogno di qualcuno che sappia fare: mixer, luci, impianti idraulici. E non c'è spettacolo o residenza artistica che non lo veda impegnato a dare una mano nel cinema occupato di piazza dei Sanniti. Più spesso dietro le quinte, ogni tanto conquistando un posto sul palco. Senza luoghi come questi, dove la cultura è libera, non avremmo mai potuto raccontare la favola di ‘Marcellino' che diventa protagonista di un film come Dogman eMarcello Fonte vince il premio come migliore attore protagonista al Festival di Cannes. viene lanciato sul red carpet di Cannes. È in questi teatri dove attori affermati, scrittori e registi si mischiano ogni giorno con poeti stralunati, attivisti, studenti e piccoli progetti indipendenti, che Marcello ha potuto scoprire e valorizzare le sue passioni, coltivare la sua dote innata di raccontare e stare sul palcoscenico.

Ora Roma rispetto a qualche anno fa è più triste. Il Valle e tanti altri spazi piccoli e grandi sono stati chiusi, e si fa fatica a sognare, si parla solo di buche e cassonetti pieni. Ma il Cinema Palazzo sta lì, ben piantato e resiste anche grazie a Marcellino. A politici, opinionisti e a chiunque voglia chiudere spazi come il Cinema Palazzo (vale sempre la pena ricordare che oggi se non fosse per gli occupanti sarebbe stato trasformato in una sala slot) raccontate la storia di Marcello, magari ci ripensa.