La denuncia: “Tutti discutono di femminicidio ma il comune chiude i centri antiviolenza”
Mentre, dopo il feroce omicidio di Sara Di Pietrantonio, strangolata e data alla fiamme dall'ex geloso e possessivo, tutti, stampa e politica in primis, sono tornati a parlare di femminicidio i tagli colpiscono proprio i centri antiviolenza che, lasciati senza risorse, sono a rischio chiusura. In particolare lo storico centro antiviolenza "Donatella Colasanti e Rosaria Lopez", intitolato alle due vittime del "massacro del Circeo", attivo dal 1997. La denuncia arriva dalla cooperativa sociale Be Free, che da anni si occupa di sostenere le donne vittime di violenza e di tratta.

"Mentre partono petizioni per aprire sportelli/centri antiviolenza in ogni Municipio – si legge nel comunicato di Be Free – Il comune di Roma vuole chiudere lo storico centro antiviolenza ‘Donatella Colasanti e Rosaria Lopez' attivo nel 1997 nel sostegno alle donne vittime di maltrattamenti che vogliono uscire da una situazione di violenza". Il 13 maggio scorso le responsabili del servizio sono state convocate dal Dipartimento Comunicazione del Comune di Roma: l'edificio è della Regione Lazio ma l'amministrazione comunale non paga l'affitto, così l'ente rivuole indietro l'immobile.
Eppure il centro per vent'anni non solo ha seguito 8598 donne, ospitandone oltre 300 con figli minori in fuga da uomini violenti, ma ha rappresentato un punto di riferimento per le istituzioni "che hanno trovato nel Centro antiviolenza un imprescindibile strumento sia di emersione che di presa in carico del grave e diffuso fenomeno della violenza di genere.
"Se non verrà risolto tale contenzioso tra Comune e Regione, il 30 luglio 2016, data di scadenza del bando di affidamento del Centro antiviolenza, questo importante spazio verrà chiuso – conclude la nota – Questo dato desolante è stato confermato il 31 maggio 2016, quando siamo state nuovamente convocate insieme Enti Gestori gestori di altri centri antiviolenza di proprietà comunale (SOS DONNA H24, Casa Internazionale dei diritti umani delle donne, Casa di semiautonomia Giardino dei ciliegi) per apprendere che anche per i servizi in questione si profila una chiusura".
Se si vuole contrastare la violenza contro le donne, è possibile chiudere i servizi pubblici perché non ci sono i soldi per l'affitto o perché l'amministrazione non vi investe risorse? Oppure vogliamo aspettare il nuovo tragico caso di cronaca per tornare a discutere per giorni di prevenzione e educazione? Non basta illuminare il Campidoglio di rosso una volta l'anno per la "Giornata mondiale contro la violenza sulle donne" per fare qualcosa di concreto.
