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Incidente Roma, Marino: “Li arresteremo. Persone indegne della nostra società”

Il sindaco di Roma è andato a trovare i feriti in ospedale e i parenti della vittima. “Porte chiuse per chi delinque”, ha detto il primo cittadino. Intanto la polizia è ancora alla ricerca dei due fuggitivi.
A cura di Enrico Tata
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Prima è andato al Policlinico Gemelli per visitare le due donne ancora ricoverate in ospedale dopo il tragico incidente a Battistini e poi il sindaco di Roma Ignazio Marino ha incontrato la famiglia di Corazon Abordo, la donna morta nell’incidente provocato, secondo la polizia, da due minorenni ancora ricercati. Subito dopo il primo cittadino si recherà all'Aurelia Hospital e al San Camillo dove sono ricoverati altri feriti. L’incontro con la famiglia della vittima è durato poco più di un'ora, in cui sono stati anche definiti alcuni aspetti relativi al funerale. Il Campidoglio si occuperà, infatti, di pagare le spese delle esequie e del rimpatrio della salma. Erano presenti il marito e le figlie di Corazon, amici di famiglia e il vicesindaco di Roma Luigi Nieri. “Vogliamo arrivare quanto prima all'arresto di questi banditi e criminali. Persone che non danno alcun valore alla vita umana. E per questo non sono degne della nostra società. Questo è stato il mio primo pensiero con questore e prefetto”, ha detto il sindaco all’uscita dal Gemelli. E poi sui campi nomadi ha aggiunto: “Non possiamo tollerare insediamenti abusivi che mettono a rischio l'equilibrio di una città complessa come Roma. La stella polare che abbiamo in testa è la legalità”. Anche se, sostiene il primo cittadino, in questa vicenda  “ci sono stati dei toni disgustosi di una politica che cerca di guadagnare voti su una tragedia. Noi cercheremo di affrontare e risolvere i problemi non con sentimenti di vendetta ma di giustizia”. E poi ha concluso: “La questione dei rom e dei sinti è importantissima ma non è solo italiana ma europea. Questo tema va affrontato ma chi dice che va fatto in due-tre giorni non sa di che cosa sta parlando. Penso che questo Paese non possa aprire le porte a persone che non rispettano la legge, che vivono con atti criminali, che non mandano i bambini a scuola e non hanno intenzione di integrarsi con la nostra comunità".

Intanto le ricerche della polizia continuano a concentrarsi su due persone, i due ragazzini sospettati di aver provocato l’incidente. La caccia all'uomo prosegue in tutta la Capitale per rintracciare i latitanti, tra i quali anche il conducente della vettura. Infatti la versione del padre di uno dei due minorenni ricercati, che si è autodenunciato sostenendo di essere stato lui alla guida dell'auto, “non ha trovato riscontri” nelle indagini svolte della squadra mobile. Intanto la ragazza 17enne arrestata e quella sera presente nell’auto “killer” avrebbe detto agli inquirenti di non saper fare il nome della persona alla guida ma avrebbe anche escluso che al volante ci fosse il suo fidanzato. Inoltre avrebbe parlato di una terza persona in auto, che potrebbe dunque essere in fuga con gli altri due. Versione questa, che viene smentita dalla polizia.

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