Il ministro dell'Economia Giovanni Tria non ha mai scritto alcuna lettera in merito allo sgombero della sede di Casa Pound a Roma. Il Mef in una nota ufficiale informa che Tria era "perfettamente informato dei reiterati passi e dei necessari adempimenti svolti dal direttore dell'Agenzia del Demanio per ottenere dal Prefetto di Roma la disponibilità dell'immobile occupato di Via Napoleone III". La lettera scritta dal direttore dell'Agenzia del Demanio è stata trasmessa dal capo di Gabinetto del ministro alla sindaca Virginia Raggi, che viene informata tramite la missiva "di tutti gli atti compiuti e della richiesta fatta in tal senso. L'effettuazione e la data dello sgombero sono di competenza del Prefetto di Roma che li farà secondo le proprie priorità".

L'Agenzia del Demanio in questo senso informa di aver "svolto l'istruttoria e tutti gli adempimenti necessari a rientrare in possesso dell'immobile", ma a questo punto lo sgombero dovrà essere valutato dal Prefetto di Roma, che per una serie di questioni non lo ritiene prioritario rispetto ad altri interventi di sgombero. Da quanto emerge alla sindaca il Ministero dell'Economia avrebbe solamente trasmesso una lettera dell'Agenzia in cui si rendono note tutte le procedure messe in atto per riavere i locali che ospitano la sede di Casa Pound e le considerazioni del prefetto che, a quanto pare, non giudica prioritario lo sgombero. L'Agenzia del Demanio fa parte delle quattro agenzie fiscali (Entrate, Territorio, Dogane e Demanio) nate dalla nuova organizzazione del Mef.

Anpi: "Un vero scandalo e affronto a Italia democratica"

Prima della risposta di Tria che, come detto, nega di aver scritto lettere indirizzate alla sindaca Raggi, sull'argomento era intervenuta anche l'Anpi. L'associazione dei partigiani considera il "non considerare ‘prioritario' lo sgombero della sede illegittimamente occupata da Casapound a Roma, da ben 15 anni, un vero scandalo ed un affronto all'Italia democratica. Le ragioni ‘tecniche' addotte dal ministero sono la foglia di fico per coprire l'evidente protezione che questo governo sta dando ad un'organizzazione dichiaratamente neofascista". Così scrive Carla Nespolo, presidente nazionale dell'Anpi.