“Il Campidoglio cancella i numeri romani”. Ma è proprio vero?

La notizia viene riportata da diversi quotidiani sulle pagine delle cronache romane: i numeri romani scompaiono per decisione del Campidoglio. Scandalo e sdegno: ma come, i numeri che caratterizzano i nomi di papi e imperatori via dalle nostre strade per essere sostituiti dalla normale numerazione? Stessa sorte anche per la numerazione dei rioni? Indignati intervengono diversi esponenti politici, Fratelli d'Italia annuncia un'interrogazione in aula Giulio Cesare, mentre Giorgia Meloni dichiara: "La Giunta Marino cancella dalla toponomastica e dalle carte d’identità i numeri romani. Marino basta: sei ridicolo e stai facendo solo cose ridicole. Invece di togliere i numeri romani, togli lo schifo che si vede in ogni angolo di Roma".
Ma veramente i numeri romani verranno tolti dalle strade di Roma? In tanti cadono nell'equivoco interpellati dai giornali: lo scrittore Valerio Massimo Manfredi, lo storico Luciano Canfora e addirittura il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini. Un comunicato del Campidoglio però sembra non lasciare spazio a dubbi sul contenuto della delibera: "Nessuna rinuncia ai numeri romani, nessuna targa di travertino cambiata nelle strade e nelle piazze della città, via Paolo V continuerà a chiamarsi come si è sempre chiamata (e scritta). – si legge nella nota di Palazzo Senatorio – La delibera adottata dal Roma Capitale, per iniziativa del dipartimento della toponomastica, riguarda esclusivamente l'adeguamento (voluto da una legge nazionale e quindi non eludibile) dei nomi delle strade e delle piazze inseriti nelle banche dati degli indirizzi. La necessità manifestata dall'Istat è semplicemente quella di avere una grafia uniforme in tutto il paese e immediatamente leggibile nelle banche dati elettronici secondo la quale ai numeri romani viene sostituita una dizione con la scritta per esteso".
E per chi avesse ancora dubbi: "Non c'è la più piccola intenzione di modificare una scrittura che è il retaggio culturale della lingua latina in quella italiana (come nelle altre lingue neolatine), per altro l'indicazione dei numeri ordinali con la numerazione latina è invalsa anche in molte altre lingue di ceppi diversi".